Carbone vegetale (E153)

Il carbone vegetale, detto anche nero vegetale, carbone attivo o carbone attivato, è un additivo alimentare usato per lo più come colorante in prodotti di panificazione e pasticceria. Inoltre, il nero vegetale viene usato anche per aromatizzare alcuni formaggi (vedi il Morbier AOC francese o i caprini "cendré", rivestiti di cenere), e in erboristeria nella creazione di alcuni integratori venduti come aiuti contro il meteorismo e la cattiva digestione.

Nell'elenco degli additivi alimentari il carbone vegetale ha la sigla E 153.

Sembra una moda del momento quella di usare il carbone vegetale per produrre pani, focacce, biscotti, bignè e quant'altro di un accattivante colore nero, ma forse non tutti sanno che il carbone vegetale viene già usato da decenni come colorante alimentare, basti pensare alla caramella di carbone che la Befana portava (e chissà se ancora vige questa tradizione...) ai bambini che si erano comportati male, fatta praticamente di solo zucchero, sciroppo di glucosio ed E 153, appunto.

Il carbone vegetale è stato negli ultimi anni oggetto di controversie a livello internazionale. Quello che ci si domanda e quello che preoccupa è: c'è la possibilità di riscontrare tracce di agenti cancerogeni e/o tossici nel carbone vegetale? Quali sono, se ci sono, i rischi per la salute umana nell'assunzione di carbone vegetale?

Vediamo di andare con ordine. Prima di tutto, diamo uno sguardo a come il carbone attivo viene prodotto e commercializzato.

 

Produzione e commercio di carbone vegetale 

Carbone vegetale

Il carbone vegetale è un prodotto derivato dalla lavorazione del legno. In particolare vengono utilizzati i cascami, ossia gli scarti e i residui provenienti dalla lavorazione di prodotti di maggior pregio. Questo fatto, però, non basta a fare del carbone vegetale un prodotto di serie B, o meglio, dato che verrà commercializzato principalmente sotto forma di polvere, è normale che vengano usati pezzi di legno molto piccoli inutilizzabili in altri modi (segatura, trucioli...).

Il legno dal quale deriva però, può essere un legno pregiato (solitamente betulla, faggio, salice), un po' come avviene anche nella preparazione delle chips aromatiche per il barbecue. 

La cosa più importante rimane comunque la sua lavorazione, il legno viene bruciato direttamente sul fuoco? Se così fosse, così come qualsiasi ingrediente bruciato, si pensi alla carne alla brace troppo cotta, allora sì che potremmo rilevare la presenza di agenti cancerogeni e tossici nel carbone attivo.

 

Ma la lavorazione del  carbone vegetale prevede proprio di evitare il contatto tra il legno e una fiamma libera: la combustione, infatti, avviene in locali appositi in atmosfera priva di ossigeno, senza fiamme libere, a temperature elevatissime (500-600°C) e mediante attivazione a vapore.

Ciò che si ottiene è un carbone molto poroso e friabile, che facilmente si riduce a una polvere finissima, inodore e insapore.

Ma anche così facendo, ci si chiede, possono rimanere tracce di agenti cancerogeni o tossici?

Vediamo cosa risponde il giornale dell'EFSA (European Food Safety Authority), ossia l'Organismo che si occupa di tutelare la sicurezza degli alimenti a livello europeo.

La valutazione scientifica del carbone vegetale

L'ENFSA ha tranquillizzato tutti sull'uso del carbone vegetale, dichiarando che è improbabile che il carbone vegetale contenga PAH cancerogeni (PAH sta per idrocarburi policiclici aromatici, IPA in italiano) e, qualora presenti, ha ritenuto che il loro livello sarebbe molto basso.

Ha posto, inoltre, una condizione: il carbone vegetale in commercio deve contenere meno di 1 μg/kg di PAH cancerogeni residui, espressi come μg/kg di benzo[a]pirene.

In definitiva, ha concluso che il carbone vegetale (E 153), utilizzato come colorante negli alimenti, non presenta problemi di sicurezza.

Va sempre sottolineato che è uno di quegli ingredienti che viene usato sporadicamente, al quale non siamo esposti tutti i giorni, quindi le quantità che ne assumiamo sono infinitamente piccole e ininfluenti.

Concludo ricordando che, in alcuni casi e in alcune ricette, il carbone vegetale potrebbe essere sostituito dal nero di seppia, un altro colorante alimentare del tutto naturale. Certo, c'è una grande differenza tra i due: mentre il carbone attivo rimane pressochè inodore e insapore, il nero di seppia è decisamente saporito!!!

Certo è che il carbone vegetale non ha nemmeno alcuna valenza salutistica, dunque mangiare abitualmente pane nero, colorato con carbone vegetale, per un mero fattore estetico, ha davvero poco senso.

 

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