Anche per questo il cotechino viene tradizionalmente
consumato a Natale: il maiale si macellava abitualmente in Dicembre,
i cotechini, dunque, erano pronti proprio durante il periodo natalizio.
ll cotechino è un insaccato povero, infatti viene prodotto
con le carni del maiale meno nobili, inadatte a lunghe stagionature
e quindi non utilizzate per produrre salami, prosciutti, salsicce
e altri insaccati più nobili. L'ingrediente principale del
cotechino è (o meglio era) la cotenna, seguita dagli spolpi
della testa e del collo, tutte carni ricche di tessuto connettivo,
che richiedono una lunga cottura e che assumono, una volta cotte,
la consistenza gelatinosa tipica del cotechino.
Storicamente il cotechino veniva prodotto dai "lardaroli e
salsicciari" modenesi, che si riunirono in corporazione autonoma
solo a partire dal 1547. Ma solo nel 1745 si trova la prima citazione
ufficiale del cotechino, quando in un "calmiere" ne viene
indicato il prezzo. La prima ricetta del cotechino compare invece
l'anno successivo.
Il cotechino è uno dei salumi più
variabili, per quanto riguarda la scelta degli ingredienti che lo
compongono. La ricetta tradizionale prevede l'utilizzo di cotenna
per almeno il 50%, come indicato nel 1841 da Vincenzo Agnoletti,
cuoco romano al servizio di Maria Luigia, granduchessa di Parma,
il quale afferma che "[...] l'impasto deve essere per metà
di cotenna e per metà di nervetti e carne magra".
Questo impasto viene insaccato nel budello del maiale, messo ad
asciugare per qualche giorno (1-2 settimane al massimo) e poi consumato,
previa lunga cottura, necessaria per gelatinizzare il collagene
della cotenna e delle carni ricche di connettivo che contiene.
Oggi solo i
produttori
artigianali, ancora legati alle tradizioni contadine, continuano
a produrre il cotechino con carni ricche di connettivo e con una
grande percentuale di cotenna, mentre la produzione industriale
si è spostata su una ricetta meno ricca di cotenna e più
ricca di carni grasse, molto più adatta ai gusti della maggior
parte delle persone. Nel cotechino industriale troviamo infatti,
mediamente, solo il 20% di cotenna, il resto è carne magra
e grassa (gola, spalla, pancetta, ecc). Non bastasse questo, il
cotechino industriale è addizionato con conservanti nocivi
(
nitriti)
ed esaltatori di sapidità (che mascherano la scarsa qualità
delle carni ingannando il consumatore).
I
vantaggi del cotechino artigianale non finiscono
qui, infatti esso è mediamente meno calorico e più
saziante del cotechino industriale, grazie alla maggior quantità
di tessuto connettivo. Non fatevi illudere dalle certificazioni
di qualità: il disciplinare del
Cotechino
di Modena IGP, infatti, è uno dei meno restrittivi per
quanto riguarda la qualità del prodotto.
La
cottura del cotechino artigianale può
richiedere fino a 3-4 ore, soprattutto se la cotenna non ha subito
una precottura prima di essere macinata e insaccata. È bene
praticare qualche foro nel budello, altrimenti lo stesso potrebbe
rompersi sotto la pressione che si genera all'interno durante la
cottura. Un'altro stratagemma per evitare l'esplosione del cotechino
è quella di togliere i legacci che lo fissano alle estremità.
Il cotechino va consumato con il
purè, oppure
con
mostarde di mele o di
zucca,
o ancora con il
cren, la pasta di rafano, più
o meno piccante, che si sposa molto bene con le carni grasse e gelatinose.
Non ritengo essere un matrimonio particolarmente felice quello con
le lenticchie... Consumato, a mio parere, più per tradizione
piuttosto che per una reale valenza gastronomica.
Grazie al suo gusto particolare, il cotechino trova ampio utilizzo
in cucina, per preparare soprattutto i primi piatti.