Non c'è più la frutta di una volta?

Esistono luoghi comuni in tutti i campi, ma forse l'alimentazione è uno dei più gettonati. "Non c'è più la frutta di una volta", quante volte lo abbiamo sentito ripetere? Non si contano. La maggioranza degli italiani (il 75%), infatti, pensa che la frutta di un tempo fosse migliore rispetto a quella odierna. Questo è quello che afferma una indagine di Coldiretti, presentata al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Cernobbio nel 2009. Le cause? Perché i prodotti sono raccolti acerbi (65%), perché devono viaggiare troppo a lungo (20%), o perché le antiche varietà scomparse erano migliori (10%).

Sarà vero? Sicuramente è vero che la frutta di una volta è diversa da quella odierna. La tecnologia in campo agroalimentare è in continuo sviluppo, curioso tuttavia il fatto che questo sviluppo porti a un peggioramento dei prodotti. Il fatto è che la frutta di una volta è diversa da quella odierna perché quella odierna è migliore.

Le nuove varietà di frutta che escono sul mercato hanno una maggior quantità di zucchero (e quindi sono più dolci), e in generale hanno caratteristiche organolettiche migliori. D'altro canto non si capisce perché dovrebbero essere messe sul mercato varietà peggiori delle precedenti. Perché sono più produttive, dirà qualcuno. Mah... Questo poteva essere parzialmente vero qualche decennio fa, quando per esempio si passò dagli enormi alberi da frutto, alle varietà più piccole e più facilmente gestibili dal punto di vista della raccolta. Ma oggi questo non si può più dire: tutte le nuove varietà sono molto produttive e a basso fusto. 

 

 

Per tagliare la testa al toro, comunque, basta osservare i valori nutrizionali della frutta presenti nel database dell'INRAN, e confrontarle con quelle del cugino americano, il database dell'USDA. Quest'ultimo è più aggiornato e fatto sulla base dei prodotti venduti negli USA, che sono certamente all'avanguardia per quanto riguarda le nuove varietà di frutta (la maggior parte della frutta che mangiamo è prodotta con varietà elaborate all'estero, soprattutto in USA e Canada). Il database dell'INRAN contiene dati risalenti spesso agli anni '80, molto più datati, e relativi alla frutta coltivata in Italia. Ebbene, le differenze in termini di densità calorica, e quindi contenuto in zuccheri, sono eclatanti. Ho riportato alcuni di questi dati (le kcal/hg) nella seguente tabella, da cui si evince che nella maggior parte dei casi i valori americani sono nettamente superiori, salvo alcune eccezioni.

  INRAN USDA
Melagrane 63 83
Uva 61  57
Mele
53 48
Mango 53 60
Fichi 47 74
Kiwi 44 61
Prugne 42 46
Ciliege 38 63
Clementine 37 47
Pere
35 57
Albicocche 28 48
Fragole 27  32
Pesche senza buccia 27 44
Pompelmo 26 32

Ovviamente le cause di queste discrepanze possono essere molteplici. Tuttavia, mi pare difficile che i ricercatori italiani abbiano analizzato solo frutta acerba, o abbiano usato strumenti differenti rispetto agli americani. La verità è molto probabilmente che la frutta che mangiamo oggi è sensibilmente più dolce rispetto a quella che mangiavano i nostri nonni. La conferma l'ho avuta personalmente nel caso delle ciliegie: le varietà moderne hanno un tenore zuccherino, misurato personalmente presso un agricoltore, che spesso e volentieri supera il 16% (a volte il 18%): stiamo parlando di prodotti con una densità calorica superiore a 60-70 kcal/hg. Le tabelle dell'INRAN dichiarano 38!

Ma allora perché la percezione è così diversa?

Frutta di una volta

Ovvero: perché in così tanti hanno l'impressione che la frutta di una volta fosse migliore? Be', certamente una buona fetta di popolazione è semplicemente ingannata dal luogo comune che "è sempre peggio" e che "ai miei tempi" era tutto meglio. Questo a mio parere spiega la maggior parte di quel 75% di persone che pensano che "non c'è più la frutta di una volta". In altri casi ci può essere un fondo di verità.

Una volta (ma si parla ormai di tanti anni fa) si faceva la spesa al mercato o dal fruttivendolo locale, la frutta non arrivava da lontano e si mangiava più fresca, e quindi forse anche più matura. E la frutta matura è senz'altro più dolce e più buona rispetto a quella acerba. Tuttavia, bisogna anche considerare che i primi a chiedere la frutta acerba sono spesso proprio i consumatori, che la vogliono tenere in casa per giorni senza avere problemi di conservabilità!

Oggi si fa la spesa al supermercato dove non troviamo di certo l'eccellenza: comprando la frutta nei negozi specializzati si spende di più ma si trovano anche le varietà migliori, ad un grado di maturazione ottimale. Inutile sperare di trovare la frutta appena raccolta al supermercato, ma d'altro canto la frutta appena raccolta esiste anche oggi: basta comprarla dal contadino!

Concludendo: la frutta di una volta era peggiore di quella attuale, perché ogni anni vengono messe sul mercato cultivar migliori, più produttive ma anche con caratteristiche organolettiche superiori.

Sul mercato, tuttavia, si trova di tutto: se siamo convinti che la frutta che mangiamo oggi sia peggiore rispetto a 10, 20 o 30 anni fa, forse è il caso di cambiare fornitore.

 

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