Datteri di mare

I datteri di mare (Litophaga litophaga) sono molluschi bivalve appartenenti alla famiglia delle Mytilidae, la stessa delle cozze. I datteri di mare, infatti, sono molto simili alle cozze, anche se hanno una forma più stretta e allungata, a ellisse, e il colore della conchiglia è marrone-rossiccio anziché nero come quello delle cozze. L'interno è bianco madreperlaceo, opalescente. Il nome dattero di mare deriva proprio dalla loro forma simile a quella dei datteri (frutti).

I datteri di mare si riproducono nel periodo estivo (luglio e agosto) ed hanno una crescita molto lenta, impiegano circa 20 anni per arrivare a misurare 5 cm (anche per questo sono protetti e pescarli è vietatissimo)!

I datteri di mare vivono incastonati dentro le rocce dei fondali marini costituite da calcare, fino a 5 metri di profondità. Si nutrono scavando gallerie all'interno delle rocce e prelevando materiale organico attraverso un sifone, successivamente emettendo dei succhi gastrici che corrodono la roccia.

Si trovano nel Mar Mediterraneo, nel Mar Adriatico (prevalentemente nelle coste della Croazia e del Montenegro), nell'Oceano Atlantico e nel Mar Rosso.

La pesca dei datteri di mare: perché è vietata

Datteri Mare

Personalmente non ho mai avuto il piacere di assaggiare i datteri di mare che, eppure, sono considerati una prelibatezza del mare, consumati crudi oppure cotti con vino, aglio e prezzemolo e magari abbinati ad un piatto di pasta.

Ma la loro pesca è vietata in molte zone del mondo, tra cui l'Italia e l'Europa.

L'Italia è stata tra i primi Paesi ad emettere la legge di divieto della pesca dei datteri di mare nel 1998 (DM 16 ottobre 1998) con qualsiasi attrezzo e aggiungendo un'ulteriore clausola: oltre al divieto di pescare datteri di mare si vieta anche la loro commercializzazione. L'Unione Europea si è adeguata solo più tardi, nel 2006 (CE 1967/2006).

 

 

 

Risulta chiaro, quindi, che qualsiasi dattero di mare si trovi in circolazione è stato pescato di contrabbando (pratica purtroppo ancora diffusa nelle isole e nel Meridione).

Ma come mai la pesca dei datteri di mare è vietata?

Per una volta non ci troviamo di fronte ad una specie in via d'estinzione, anche se il problema non è trascurabile, visto il tempo biblico di crescita di questo mollusco. Il problema è un altro: il divieto è dovuto all'impatto ambientale che la pesca dei datteri di mare comporta. Questi molluschi, infatti, sono talmente incastrati nelle rocce calcaree che per estrarli si devono usare strumenti quali scalpelli manuali (nel migliore dei casi) o martelli pneumatici (nella peggiore delle ipotesi) che comportano un irreversibile danno alle coste di natura calcarea, provocando la frantumazione di interi banchi di scogli.

Per di più che le zone dove si concentrano maggiormente le colonie di datteri coincidono spesso con i parchi e le riserve marini protetti.

Per ovviare a questa problematica si sta valutando l'ipotesi di produrre datteri di mare di allevamento, così da non causare danni ecologici o ambientali. Restiamo sintonizzati.

 

 

 

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