L'alimentazione del cane in corso di dermatite

In questa pagina tratteremo, in modo piuttosto approfondito, la questione del rapporto tra la dermatite del cane e l'alimentazione, che è una delle questioni più interessanti per i proprietari di cani ma anche, se vogliamo, più fraintese. Spesso, infatti, un proprietario tende a pensare subito ad un problema alimentare quando c'è una patologia di tipo cutaneo. Nella maggior parte dei casi non è così, e il problema si elimina solamente con una terapia veterinaria appropriata.

In tutti i casi, però, l'alimentazione gioca un ruolo molto importante per le patologie cutanee sia come supporto che come possibilità per risolverle.

Iniziamo con l'inquadrare le patologie cutanee del cane, che possono derivare da un problema stesso, interno, dell'organismo, oppure da un problema esterno, agenti patogeni che attaccano il cane.

  • Tra i problemi che arrivano dall'interno troviamo le malattie metaboliche, ovvero tutte quelle problematiche (problemi alla tiroide, al fegato, ai reni) di un organo specifico, oppure le allergie. In tutti e due i casi abbiamo una ripercussione sulla pelle del cane, ma questa è secondaria rispetto a problemi che vanno risolti senza agire direttamente sulla pelle.
  • Tra i problemi che arrivano invece dall'interno troviamo tutti gli organismi esterni al cane, ma in particolare batteri, funghi come quello della tigna, e parassiti, in particolare gli acari che causano la rogna. In questi casi l'intervento primario si fa con i farmaci, che prescrive il veterinario; una volta ucciso l'agente patogeno che causa la dermatite il problema si risolve, e in questo caso l'alimentazione, da sola, non risolve mai, anche se può essere un valido supporto.
Dermatite atopica del cane

L'alimentazione nella dermatite come terapia primaria

Il caso in cui l'alimentazione può risolvere il problema di dermatite del cane da sola, senza aiuti esterni, è quello dell'allergia del cane, detta nel caso specifico dermatite atipoca del cane.

Il problema in questo caso è molto semplice: in pratica, il cane (per ragioni genetiche o per sensibilità acquisita, insomma come nelle nostre allergie) inizia a considerare nocivo, e a combattere, una sostanza, detta allergene, che nociva non è. Il suo organismo però la combatte, attivando tutti i meccanismi dell'infiammazione e in particolare il rilascio di istamina, che ha azione vasodilatatoria. L'istamina allarga i vasi della cute e fa diventare la pelle di colore rosso, facendo anche cadere il pelo nei casi più gravi. Il rossore è di solito generalizzato a tutto il corpo, o comunque a grandi aree, e il cane si gratta per il fastidio.

 

In questi casi il problema potrebbe essere l'alimentazione, ma non è detto. Il problema primario, quello che si deve escludere prima del cambio di alimentazione, è la DAP, o Dermatite Allergica da Pulci. L'allergia alle pulci. Si risolve solo con prodotti specifici per allontanare le pulci, che sono sulla pelle del cane, e con l'alimentazione non cambia nulla.

Solo dopo aver escluso la DAP si può iniziare a considerare l'alimentazione, che a questo punto potrebbe essere il problema (considerate che nove volte su dieci il problema è la DAP e una volta su dieci l'alimentazione, giusto per avere un'idea). In questo caso il problema dipende da un'allergia alimentare, cioè un'allergia a una proteina a cui il cane reagisce, per cui bisogna togliere dall'alimentazione per risolvere il problema. Questo si fa sempre con il supporto del veterinario, e si può fare in due modi: uno è il passaggio all'alimentazione ipoallergenica, l'altro è il passaggio all'alimentazione casalinga del cane.

L'alimentazione industriale ipoallergenica

Se entrate in qualsiasi negozio di animali troverete tantissimi di questi alimenti, che però sono semplicemente alimenti, non sono medicine. Insomma, se si prendono bisogna anche sapere come utilizzarli.

Gli alimenti ipoallergenici non sono ipoallergenici a priori, ma sono fatti per provare una terapia detta prova dell'eliminazione dei cibi. In pratica, visto che le prove delle allergie in veterinaria hanno costi proibitivi (infatti non le fa nessuno) si cerca di eliminare un cibo piuttosto che un altro per arrivare a capire quali ingredienti non danno fastidio al cane, per cui faranno guarire la dermatite. Spiego con un esempio come funziona che è più comprensibile.

Il cane Pippo è allergico al pollo e all'agnello, ma io non lo so: so solo che ha un'allergia a qualcosa. Per cui vado in un negozio di animali e scelgo un mangime ipoallergenico a caso, ad esempio contenente solo pollo e patate. Lo fornisco al cane per un po' e lui non migliora. Per cui, passato il tempo minimo necessario, provo con un altro mangime: salmone e carote. Lo inizio a dare e vedo che la dermatite migliora. Dopo qualche mese il cane si stanca di quell'alimento e decido di passare a agnello e pomodoro: la dermatite allergica torna. Passo a coniglio e zucchine: l'allergia scompare. In questo modo ho capito che, sicuramente, pollo o patate, e agnello o pomodoro, sono due allergeni per il cane, che dovrò evitare. Coniglio, zucchine, salmone e carote invece non gli danno nessun problema.

La prova si fa esattamente così, anche con l'ausilio dei mangimi confezionati ipoallergenici. Nessuno di questi mangimi, infatti, è miracoloso se preso singolarmente, ma ognuno di quelli che troviamo nei negozi si può adattare in modo diverso al singolo cane. In ogni caso, anche se non richiedono ricetta questi mangimi vanno considerati una terapia, e bisogna evitare gli errori più comuni come:

  • Dare un mangime ipoallergenico per meno di due mesi. Le reazioni alla cute si manifestano (o smettono di manifestarsi) dopo molto tempo da quando l'allergene entra in circolo, motivo per cui non ha senso cambiare mangime prima di due mesi da quando si è iniziato a dare. Farlo e cambiando senza motivo invalida la terapia.
  • Dare altre cose oltre al mangime. Il cane deve mangiare solo quello, perché se "allunghiamo" qualcosa da mangiare, o gli diamo la possibilità di mangiare alimenti di altri cani o dei gatti, mentre è in terapia, ci sta che i risultati siano sfalsati (cioè il mangime per lui va bene ma l'allergia continua perché, nell'esempio precedente, ha mangiato pollo extra).
  • Una volta che la dermatite è scomparsa, non bisogna cambiare nuovamente ingredienti, perché torneremmo punto e capo.

L'alimentazione casalinga

 

L'alimentazione casalinga ipoallergenica segue gli stessi principi di quella confezionata, se non che gli alimenti sono più facili da controllare. Ovviamente, abbiamo molta meno variabilità nella scelta degli alimenti, oltre al fatto che i costi aumentano.

In base a quanto abbiamo detto prima, infatti, se provassimo una terapia con carne di maiale, il cane poi deve mangiare sempre quella carne e mai altri ingredienti; questo può essere difficile in casa, se non siamo sicuri di avere sempre la disponibilità del prodotto.

Anche perché i tre errori che abbiamo visto prima (alimentazione per minimo due mesi, evitare altri cibi, cambiare dopo la scomparsa della dermatite) valgono anche in questo caso, oltre al fatto che bisogna prendere in considerazione, in aggiunta, i principi di base del razionamento del cane, per evitare le carenze nutrizionali.

Ovviamente, l'alimentazione casalinga è migliore per un aspetto: siamo sempre sicuri al 100% degli ingredienti che abbiamo messo, mentre l'alimentazione industriale potrebbe portare a problemi più ostici da risolvere a causa dei tanti additivi e coadiuvanti che i mangimi industriali possono contenere.

L'alimentazione nella dermatite come terapia di supporto

Nei casi di dermatite interna, l'alimentazione deve essere seguita assolutamente, quello si, ma non specificamente per la cute quando per salvaguardare gli organi che sono la causa della dermatite: per questo potete fare riferimento alle principali patologie del cane che abbiamo trattato dal punto di vista alimentare.

Nei casi invece di dermatite esterna, l'alimentazione copre un importante ruolo di supporto.

La cute, come qualsiasi altro organo, deve essere nutrita e deve essere tenuta nello stato migliore possibile per difendersi dagli agenti esterni. Le cause che possono portare a problemi di debolezza della pelle, che poi favoriscono l'instaurarsi delle infezioni, possono essere:

  • La malnutrizione, che non permette al cane di assumere i nutrienti fondamentali che verranno messi nella pelle dall'organismo per rispondere agli attacchi esterni;
  • La mancanza di sostanze antinfiammatorie e protettive per la pelle che favoriscono gli agenti estranei.

Ciò che non deve mancare nell'alimentazione del cane, sia essa casalinga o naturale perché di solito si mette come aggiunta a ciò che già diamo (quindi, per chi segue la dieta casalinga, non fa parte del razionamento) è:

  • Gli acidi grassi Omega-3 ed Omega-6, che sono antinfiammatori naturali e sono nutrienti per la cute. Senza cercare prodotti troppo strani, il normale olio di mais rigorosamente crudo aiuta ad avere una pelle più forte, che si vede prima di tutto dalla lucidità del pelo: il maggior ricambio della pelle supporta le difese immunitarie che agiscono contro gli agenti esterni.
  • Antiossidanti, vitamina E, zinco: si possono fornire alimenti ricchi di queste sostanze, come alcuni vegetali tipo le zucchine, o alimenti di origine animale come il fegato (non sempre!!!!), la carne di manzo o di agnello.
  • Probiotici: sono batteri e si instaurano nell'intestino, producendo sostanze come gli antiossidanti che poi vengono assorbiti e hanno effetti benefici sulla pelle. Aiutano migliorando le difese cutanee e quindi a resistere alle infezioni.
  • Alimenti ricchi di silicio: il silicio rigenera la cute e le conferisce elasticità, in particolare al collagene sottocutaneo. E' importante e gli alimenti più comuni che ne contengono sono le patate. Le alternative sono il pane e i prodotti derivanti dal grano ma il cane non li assorbe bene, per cui meglio preferire le patate, sia come ingredienti dei mangimi industriali, sia nella dieta casalinga.
  • Antiossidanti: di solito si trovano negli agrumi, quindi arancia e limone strizzati sul mangime possono sempre dare una mano al supporto delle patologie cutanee, e sono facilmente reperibili e poco costosi. Per le arance, i cani li mangiano anche fuori dai pasti, non sono calorici e comunque fanno sempre bene.

Questi consigli, che vanno chiaramente alternati tra loro, garantiscono un buon supporto in corso di patologie; da notare, ovviamente, che sono un supporto, non una terapia: non si toglie la tigna se non con un antifungino, e nemmeno i batteri senza gli antibiotici.

Diciamo che se l'alimentazione, però, è fatta in un'ottica di supporto, il lavoro dei medicinali sarà migliore e più veloce nella risoluzione del problema; se non si adottano questi accorgimenti si allungherà il tempo di terapia e, anche dopo che il cane è guarito, si rischierà una ricaduta, perché la pelle rimane debole e debilitata, e ci vuole del tempo perché possa rigenerarsi.

 

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