L'apparato digerente del gatto

I proprietari fanno sempre più attenzione all'alimentazione del proprio gatto. Effettivamente, l'alimentazione per un animale, così come per l'uomo, è una parte fondamentale per la propria vita e per il proprio benessere, ed è per questo che effettivamente l'attenzione che viene data dai proprietari è corretta.

Ma fare attenzione all'alimentazione significa anche conoscere molto bene l'organismo felino. Il più grande errore che si può fare, infatti, è quello di trattare il gatto come se fosse un uomo: questo è sbagliato perché l'apparato digerente del gatto è completamente diverso da quello umano, e sono proprio queste differenze a far sì che il gatto stia bene con cose che non sono le nostre.

Per un gatto, ad esempio, rigurgitare è normale, per un uomo no. Per un gatto mangiare una sola volta al giorno (o anche meno) è normale, per noi no. Capire come funziona il suo apparato digerente consente di apprezzare le differenze principali tra noi e lui.

La bocca e l'esofago

La digestione del gatto non inizia, a differenza della nostra, nella bocca.

Infatti, la prima cosa che bisogna sapere è che il gatto non mastica, ma strappa, se i pezzi di ciò che diamo da mangiare sono troppo grandi. E poi senza masticare ingoia i pezzi interi, perciò bisogna stare attenti a non dare al gatto alimenti troppo grandi che poi non riesce a digerire, nello stomaco. E non parlo della carne, che strappa per conto proprio, ma degli avanzi dei nostri piatti che potrebbero essere troppo duri per lui.

A livello di sapore, invece, il gatto tende a mangiare alimenti molto salati, perché essendo un animale desertico sostiene molto bene il sale, a differenza del cane. Infatti, se un gatto mangia cibo per cani (nonostante questa non debba essere una cosa continuativa) non succede assolutamente nulla, mentre viceversa potrebbe essere un problema.

 

In bocca l'unico organo che aiuta un minimo la digestione è il dente felino, che il gatto condivide con il cane, e che permette di tagliare i cibi più grandi in parti più piccole. La saliva, invece, è mucosa, diversa dalla nostra, e non ha azione digestiva per gli amidi, ma solamente un'azione lubrificante che permette agli alimenti di scivolare giù nell'esofago anche se sono molto grandi.

L'apparato Digerente del Gatto

Da notare una caratteristica importante per il gatto, che è il rigurgito: l'espulsione di materiale indigerito (ancora solido e di forma cilindrica, come l'esofago stesso) non è un problema, nemmeno se il gatto dovesse rimangiare quanto rigurgitato. La muscolatura esofagea del gatto è molto potente, e questo per un comportamento tipico della gatta con i gattini: lei mangia, poi rigurgita ai gattini che si nutrono in questo modo.

Se un alimento è eccessivamente grande per arrivare nello stomaco, oppure c'è poca acqua e non riesce a scorrere, il gatto lo rigurgita subito dopo averlo mangiato. Non è da vedere come vomito, ma più come uno "sputo", che per lui è normale; più che chiamare il veterinario (che dobbiamo chiamare però se la situazione perdura per giorni), in questi casi dobbiamo chiederci se abbiamo dato abbastanza acqua o se il cibo non sia troppo secco ed eccessivamente grande per il gatto che abbiamo.

Lo stomaco

Se potessimo mettere su una bilancia tutto l'apparato digerente del gatto, lo stomaco sarebbe l'organo più pesante, coprendo addirittura il 60% del peso.

Lo stomaco di un gatto è così grande rispetto alle sue dimensioni che quando è completamente pieno preme sugli altri organi spostandoli, fisicamente; questa è una cosa normale per questo animale.

Il gatto è un animale che in natura mangia prede intere (uccellini, topi) e devono entrare tutti nello stomaco, che per questo è molto dilatabile. Poi il gatto per qualche giorno non mangia. Nel frattempo, il suo stomaco che è circa sei volte più acido del nostro, digerisce piume, pelle, parti cornee, ossa e tutto ciò che compone la preda, così da poterne poi assorbire le sostanze nutritive. Questo in natura.

In casa, come si può tradurre questo comportamento naturale?

Al gatto il cibo va dato poco spesso, una o massimo due volte al giorno, ma non di più. Esagerare significherebbe stimolare lo stomaco ogni volta che diamo pochi croccantini/umido, e questo porterebbe ad una secrezione troppo alta di acidi che causerebbero il vomito (il vomito, non il rigurgito, quindi l'espulsione di materiale digerito e non da digerire).

 

Questo, però, non significa far alimentare il gatto ad libitum, a volontà: infatti, se esageriamo il gatto, per sua mentalità, mangerà sempre a più non posso perché non sa quando potrà mangiare di nuovo. E visto che il troppo cibo causa obesità, chiaramente è una cosa da evitare. Ricordiamo sempre di somministrare solamente le dosi consigliate, e non di più, al gatto. Meglio se mangia un po' meno che di più, specialmente se è castrato o sterilizzato e non smaltisce ciò che mangia.

Il fegato

Tra gli organi viscerali del gatto, il fegato è in assoluto il più voluminoso, a differenza di quanto succede in altre specie animali. Il fegato non viene, normalmente, considerato parte dell'apparato digerente perché è un'organo a sé, ma alla fine è una ghiandola che ne fa parte in quanto produce la bile, sostanza di scarto immessa nell'intestino per emulsionare i grassi, spezzarli in parti più piccole e renderli così digeribili dagli enzimi prodotti da un'altra ghiandola che è il pancreas.

Nel gatto il fegato è importante perché il gatto ha bisogno di molte proteine, per cui ne lavora tantissime; il suo nemico più grande è il grasso che, nonostante sia necessario nella dieta, rischia di compromettere il metabolismo del gatto. Infatti il fegato è il magazzino delle sostanze grasse ma, al solito, in natura il gatto mangia poco e quindi spesso e volentieri deve sopperire alla mancanza di cibo proprio sfruttando le sue riserve di grasso.

In casa questo non succede e il grasso si accumula, portando a problemi nell'obeso che possono portare addirittura alla morte del gatto: in proporzione, essendo un organo molto importante, un fegato problematico è più pericoloso per un gatto rispetto ad altri animali, ed è per questo che sarebbe opportuno controllarne di tanto in tanto la sua funzionalità. D'altra parte vari comportamenti strani del gatto, come il non mangiare, potrebbero dipendere proprio da problemi epatici.

L'intestino

Se lo stomaco è circa 6 volte più grande, in proporzione al corpo, rispetto a quello dell'uomo, l'intestino è molto più piccolo. L'intestino del gatto si divide in due parti, tenue e crasso.

Tra i due, l'intestino tenue è quella parte deputata all'assorbimento di sostanze nutritive che vengono inviate agli altri organi, primo tra tutti il fegato; in questa parte, il gatto non ha particolari differenze da noi, dal punto di vista della funzionalità.

L'intestino crasso, invece, è molto diverso. Per prima cosa, questa parte di intestino è molto corta, in proporzione al corpo. Secondariamente il gatto non ha l'intestino cieco, a differenza nostra, non ha l'appendice (quindi non può avere l'appendicite) e, in generale, la funzione di questo organo è molto limitata.

La conseguenza principale di questo è il fatto che il gatto, a differenza dell'uomo, è un carnivoro e non un onnivoro, come noi: la fibra, infatti, nel nostro intestino viene scomposta da alcuni batteri che si trovano nell'intestino crasso, ed è per questo che (in minima parte) noi riusciamo a digerirla. Il gatto, invece, non ne è capace per niente, e la poca fibra che deve ingerire ogni giorno (e se non la diamo noi la prende da sola, mangiando l'erba) ha la funzione di stimolare il movimento intestinale, per rendere più veloce il transito delle feci e produrne di più morbide.

La conseguenza di questa differenza anatomica è molto importante, ed è una delle cose che differenzia il gatto dal cane dal punto di vista dell'apparato digerente: il gatto è un carnivoro in senso stretto, il cane non lo è.

Certo, anche un cane è carnivoro, ma teoricamente può sopravvivere anche senza carne (anche se certo non sta bene, ma il problema più grave che ne deriva non è la morte); un gatto invece non può, perché incapace di produrre da solo un amminoacido, la taurina. La maggior parte dei mammiferi e degli uccelli sanno produrre questo amminoacido, ma non il gatto, che è costretto ad assumerlo consumando la carne di altri animali, altrimenti ne andrebbe in carenza. La mancanza di taurina causa principalmente problemi agli occhi e al cuore, e di solito si conclude con la morte del gatto, chiaramente se si protrae per tempi prolungati.

Il viaggio del cibo nell'apparato digerente del gatto si conclude poi con l'espulsione delle feci. Le feci, anche per un proprietario, sono un ottimo modo per valutare la salute del gatto.

Tutti sappiamo notare la consistenza, che deve essere soffice, ma è importante valutare anche il colore, che deve essere marrone (troppo chiaro potrebbe indicare problemi al fegato che non produce la bile, troppo scure sangue digerito all'interno delle feci, rosse indica sangue vivo e quindi una ferita); guardandole bene si possono trovare anche i parassiti, piccoli vermi che indicano che il gatto ha bisogno di una sverminazione, specialmente se il gatto sta dimagrendo.

Ci sono quindi tante cose che si possono capire semplicemente conoscendo l'apparato digerente del nostro gatto: quando leggete qualcosa, specialmente qualcosa di inerente all'alimentazione, pensate se ciò che leggete è compatibile con quanto appena letto sull'argomento. Perché il marketing dell'industria alimentare per gli animali, spesso, dice cose che non sono proprio vere, e un'alimentazione sbagliata potrebbe essere determinante nell'insorgenza di una malattia nel corpo del nostro gatto.

 

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