Come nutrire un gattino rimasto orfano

L'alimentazione del gatto passa da una serie di fasi della vita che sono molto diverse tra loro. Nutrire un gatto adulto non è come nutrire un gatto anziano, e nutrire un gatto sano non è come nutrire un gatto malato. Ma la fase della vita del gatto in cui bisogna far attenzione maggiormente all'alimentazione nel gatto, nella quale sbagliare potrebbe significare far perdere la vita all'animale, è quando il gatto è cucciolo, e in particolare quando non è ancora svezzato.

Lo svezzamento è quella fase della vita in cui, progressivamente, la mamma smette di allattare e il gattino comincia ad assumere l'alimentazione solida, anche se quella indicata per i cuccioli. Se il gattino ha meno di 4 settimane, cosa che qualunque veterinario (anche da una foto) saprà dirvi, la sua alimentazione deve essere accuratissima, perché significa che quel gatto, per vari motivi, ha perso la mamma, e quello che bisogna fare è sostituire il latte materno con quello artificiale, fatto direttamente da noi.

Allattamento del gattino

L'alimentazione del gattino orfano

Ciò che deve essere chiaro è che il latte degli animali non è tutto uguale, e in particolare c'è una differenza enorme tra il latte di gatta e il latte di mucca. Le percentuali di sostanze nutritive contenute all'interno delle due tipologie sono molto differenti tra loro, come si può vedere di seguito, dove i numeri sono i grammi dei componenti ogni 100 grammi di latte.

 

Latte vaccino

Latte felino

Proteine: 3,6 g

Proteine: 9 g

Lattosio: 4,9 g

Lattosio: 5 g

Grasso: 3,5 g

Grasso: 5 g

Acqua: 87 g

Acqua: 80 g

 

Si capisce molto bene come il latte di gatta sia molto concentrato rispetto al latte vaccino, perché le sostanze nutritive, acqua esclusa, sono quasi il doppio. In particolare la differenza più grande sono le proteine, che sono essenziali per lo sviluppo del gattino i cui muscoli, in particolare, hanno bisogno di crescere; il latte bovino ha circa un terzo delle proteine che servono al gattino per crescere. Anche il grasso bovino è poco, perché è poco più della metà rispetto a quello necessario ad un gattino.

La cosa fondamentale è che un gattino, per le sue dimensioni, da piccolo mangia poco, e per questo dobbiamo trovare un'alimentazione casalinga abbastanza concentrata da soddisfare i suoi fabbisogni da quando è piccolo a quando raggiungerà l'età dello svezzamento, in cui passerà a mangiare cibo secco o umido.

Come alimentare un gattino: il cibo necessario

Gli alimenti non sono tutti uguali, e quelli che un gattino riesce a digerire, considerando che il suo stomaco e il suo intestino non sono sviluppati, sono davvero pochissimi. La qualità proteica (ovvero la quantità di proteine assorbite sulle proteine ingerite) deve essere altissima, e il latte è uno degli alimenti con la più alta qualità (seguito da carne e pesce): sopra al latte ci sono solamente le uova, che hanno qualità del 100%. Con il latte siamo all'incirca a 90%.

Per questo l'alimentazione del gattino deve basarsi proprio sul latte (ed eventualmente sui suoi derivati, perché le proteine sono le stesse) e sulle uova, che sono gli alimenti più digeribili in assoluto. La ricetta per l'alimentazione del gattino orfano, che varia in base al periodo della sua vita, è un composto molto simile al latte della gatta. Gli ingredienti sono: Prima settimana:

  • 150 ml latte senza lattosio
  • 50 ml yogurt bianco intero
  • 20 ml panna
  • 1 tuorlo d’uovo

Dopo la prima settimana:

  • 150 ml latte
  • 40 ml panna
  • 1 tuorlo d’uovo

Anche se sarà difficile che vi troviate ad utilizzare la ricetta per la prima settimana, perché generalmente i gattini senza madre non sopravvivono (perché il primo giorno di allattamento viene secreto non il latte ma il colostro con gli anticorpi, impossibile da replicare con una ricetta), comunque le cose variano leggermente perché i fabbisogni del gattino durante la prima settimana di vita sono maggiori rispetto al periodo seguente.

 

Per le altre settimane, si può preparare un composto con gli ingredienti indicati, perché:

  • Il latte bovino, anche se è povero, apporta soprattutto i sali minerali, che sono importantissimi, oltre che parte dei nutrienti necessari al gattino (nella prima ricetta è senza lattosio perché si sopperisce con il lattosio dello yogurt, altrimenti troppo lattosio causerebbe diarrea, che è fatale nelle prime settimane di vita);
  • La panna serve soprattutto ad apportare il grasso necessario al gattino, perché avendone circa il 20% e costituendo circa un quinto di tutto il composto, va ad aggiungere un 4% al 3,5% già presente nel latte, superando addirittura quello presente nel latte della gatta. Il grasso in eccesso, infatti, semplicemente non viene assorbito;
  • Il tuorlo d'uovo aggiunge i minerali normalmente non presenti nel latte, come il ferro, e soprattutto le proteine, di cui sia il latte che la panna sono abbastanza poveri.

Questo composto è conservabile all'incirca per due/tre giorni in frigorifero, poi va preparato di nuovo, altrimenti tende ad ammuffire e deteriorare. Da notare che se vogliamo prepararne una quantità che deve coprire qualche giorno possiamo raddoppiare le dosi indicate, avendone così di più a disposizione; questo non ha particolarmente senso nelle prime settimane perché il gatto mangia pochissimo, ma può essere utile con l'avvicinarsi dello svezzamento.

Come alimentare un gattino

Il latte artificiale, perché di questo si tratta, viene preparato in un pentolino e deve essere scaldato fino a una temperatura di 36-38 gradi. Se abbiamo un termometro per alimenti possiamo usarlo, mentre nel caso in cui non lo avessimo dobbiamo necessariamente usare il "metodo del polso": se toccandolo con polso o gomito, è freddo o caldo, non va bene e dobbiamo sentirlo tiepido toccandolo in questo modo, che non è condizionato come sentire con le mani. La parte necessaria la forniamo al gatto, mentre quella non necessaria si può mettere in frigo, avendo cura di scaldarla di nuovo nel momento in cui dovremo fornirla.

Ma non è solo la ricetta ad essere importante quando si alimenta un gattino: è infatti molto importante anche seguire delle tempistiche ben precise che rispecchino l'allattamento materno. Questo perché il gattino mangia pochissimo, e quando ha assorbito le sostanze ingerite bisogna fornirne di nuove, così che non possa mai andare in carenza. Nelle prime settimane i pasti dovranno essere molto più frequenti, mentre nelle successive si diraderanno e diventeranno più sporadici.

  • 1° settimana (fino a 7 giorni): 2,5 - 5 ml ogni 2 ore durante il giorno, ogni 2-3 ore la notte;
  • 2° settimana (da 7 a 14 giorni): 5 - 10 ml ogni 3 ore durante il giorno, ogni 3 - 4 ore la notte;
  • 3° settimana (da 14 a 21 giorni): 10 - 15 ml ogni 3-4 ore durante il giorno, ogni 4-5 ore la notte;
  • 4° settimana (da 21 a 30 giorni): 15 -20 ml ogni 4-5 ore durante il giorno, ogni 6-7 ore la notte.

Da notare che le dosi, come si può vedere, sono veramente esigue: la somministrazione dell'alimento potrebbe essere fatta con un apposito biberon (si trova in farmacia, non nei negozi di animali) ma personalmente preferisco la siringa, anche se deve essere gestita manualmente e non si basa sulla suzione del gattino. La siringa, specie nei primi giorni, consente di dosare molto meglio l'impasto, e comunque si può continuare a dare al gattino anche quando magari con il biberon smetterebbe di succhiare da solo (senza spingerglielo in bocca, ma diciamo per indurlo a prenderne ancora). Ovviamente, se notiamo che il gatto mangia volentieri fino a un certo punto e poi smette, se è rimasto meno di 1/4 del composto possiamo non darne più: evidentemente è già sazio, anche perché non tutti i gattini sono uguali tra loro.

Importantissimo, per evitare di ostruire le vie respiratorie, è somministrare il latte a pancia in giù, e non a pancia in su come verrebbe naturale, tenendo il gattino in mano. Infatti bisogna cercare di ricreare la posizione naturale con cui il gattino succhia dalle mammelle della mamma: metterlo a pancia in su significa che il liquido va sul palato e potrebbe entrare nelle minuscole vie respiratorie, che potrebbero farlo soffocare nel giro di pochi secondi. Dopo che ha finito di assumere il pasto, poi, si deve strusciare la pancia con il dito da cima a fondo, per simulare il leccamento materno e favorire l'espulsione dei bisogni: quando il gattino è molto piccolo, infatti, non fa i bisogni da solo ma deve essere aiutato.

Lo svezzamento

Lo svezzamento, cioè il passaggio dall'alimentazione liquida a quella solida, si inizia a quattro settimane e si completa all'incirca alla settima. Dopo la quarta settimana, infatti, si rimane sempre alle stesse quantità di latte della quarta, perché si possono iniziare a dare dei croccantini, magari sbriciolati, per soddisfare le esigenze nutritive mancanti del gatto.

Non avremo problemi particolari nel nutrirlo in questa fase, perché se abbiamo fatto tutto bene nelle fasi precedenti della vita del gatto a questo punto si muoverà autonomamente e comincerà anche a giocare con qualunque cosa trova in giro. La curiosità tipica di questa età lo porterà così a cercare sempre stimoli nuovi, tra cui il cibo che, spinto dalla necessità, inizierà a mangiare per conto proprio. Man mano che, poi, il gattino mangia sempre di più si rimuove il latte artificiale fin quando non lo eliminiamo del tutto, e continuiamo con l'alimentazione del cucciolo.

L'alimentazione definitiva può essere sia quella industriale che quella casalinga, ma attenzione che fare in casa diete per un gattino non è facile come farle per un adulto: in questo caso, infatti, c'è sempre bisogno di un veterinario che ci possa assistere nella formulazione per evitare problemi nella crescita del gattino, così da assicurarci che l'alimentazione possa essere ideale anche per molti anni a venire.

 

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