Congelamento

Il congelamento è il danno provocato alla pelle e ad altri tessuti dall'esposizione prolungata al freddo estremo. Le parti più colpite dal congelamento sono le estremità del corpo, quelle più esposte e quelle più lontane dal cuore. Il congelamento è un problema di poco conto se interessa gli strati superficiali della pelle, ma può diventare molto serio se interessa gli strati profondi.

Cause del congelamento

Quando l'organismo è esposto al freddo, reagisce con la vasocostrizione dei vasi sanguigni vicini alla pelle, e il sangue viene deviato lontano dalle estremità per mantenere la temperatura corporea, per evitare l'ipotermia.

In condizioni estreme di freddo, o quando il corpo è esposto al freddo per lunghi periodi, la vasocostrizione fa scendere la temperatura di alcune zone del corpo a livelli pericolosamente bassi. Questa mancanza di sangue porta al congelamento e alla morte del tessuto cutaneo nelle zone colpite.

Esistono tre diversi stadi di congelamento, del tutto simili a quelli previsti per le ustioni.

Congelamento di primo grado

Chiamato volgarmente "gelone", interessa solo la superficie della pelle. I sintomi inizialmente sono prurito, indolenzimento, insensibilità, poi la pelle diventa bianca, pallida o giallastra, quindi si arrossa e diventa insensibile. La zona interessata dal congelamento superficiale non è danneggiata in modo permanente, può rimanere insensibile a lungo e può perdurare una sensibilità maggiore al caldo e al freddo.

I geloni si presentano di frequente soprattutto nei soggetti predisposti.

Congelamento di secondo grado

 

 

Congelamento

Il congelamento di secondo grado interessa strati più profondi della pelle, che si danneggia in modo irreversibile. Il sintomo più evidente del congelamento di secondo grado è la formazione di vesciche, che non si formano subito, ma entro 1-2 giorni dal congelamento, che possono essere anche molto estese. 

Le vesciche possono diventare dure e annerire, il loro aspetto è spesso peggiore della gravità oggettiva. Infatti, la maggior parte delle lesioni guariscono in un mese, l'area colpita può rimanere insensibile a lungo o anche in modo permanente, a causa del danno permanente del tessuto nervoso sottocutaneo.

Congelamento di terzo e quarto grado

Se il congelamento perdura molto a lungo, vengono interessati i tessuti profondi come muscoli, tendini, vasi sanguigni, nervi. La pelle è dura, cerea, si perde l'uso dell'area colpita e nei casi più gravi tale perdita è permanente. Le vesciche diventano violacee e sono generalemente piene di sangue, il danno ai nervi comporta una perdita di sensibilità.

Il congelamento grave può comportare l'amputazione delle dita di mani e piedi, se l'area viene colpita da cancrena (congelamento di quarto grado).

Fattori di rischio

I fattori che contribuiscono al congelamento sono ovviamente l'esposizione al freddo estremo soprattutto in presenza di forte vento, abbigliamento inadeguato, vestiti bagnati, e soprattutto la cattiva circolazione del sangue, che può essere causata da indumenti stretti o da stivali troppo stretti (come gli scarponi da sci da gara).

Il rischio di congelamento aumenta nei soggetti che sono incapaci di percepire o di reagire al freddo, come coloro che abusano di alcol durante i mesi invernali e sono costretti a dormire all'aperto o che non riescono a tornare a casa in tempo, a causa dell'ebrezza.

Anche la disidratazione, l’esaurimento fisico, alcune patologie come il diabete o i problemi circolatori, le neuropatie periferiche, l'uso di farmaci come i beta-bloccanti, il fumo e i disturbi mentali possono aumentare il rischio di congelamento.

Precedenti casi di congelamento sensibilizzano le zone colpite che sono più soggette a recidive e indicano una predisposizione del soggetto.

Trattamento del congelamento

In caso di congelamento, evitare di mettere a contatto con oggetti caldi o freddi l'area interessata, e mantenerla al caldo per scongelarla, ma solo se poi non verrà ricongelata: meglio camminare due giorni su un piede congelato, piuttosto che scongelarlo di notte per poi ricongelarlo il giorno dopo, perché in questo modo il danno provocato ai tessuti sarà maggiore.

Anche il movimento eccessivo può causare danni, per esempio se si tenta di scaldare la zona congelata applicando una frizione, massaggiandola o applicando altri generi di forze. Ovviamente questo vale solo se la zona è realmente congelata.

Il riscaldamento di una zona congelata può essere ottenuto in modo passivo, sfruttando il calore del corpo o semplicemente lasciandola zona a temperatura ambiente, avvolgendola con coperte; oppure in modo attivo, utilizzando una fonte di calore che riscaldi velocemente le parti colpite senza tuttavia bruciarle (come un bagno di acqua a 40 gradi circa). Più rapido è lo scongelamento, infatti, minore sarà il danno ai tessuti.

In caso di congelamento di primo grado, è sufficiente riscaldare la zona colpita ed evitare di esporla nuovamente al freddo.

Se sono presenti vesciche, bisognerà evitare che si infettino e provvedere dunque a disinfettarle periodicamente, coprirle con garze sterili, prevedendo una appropriata cura antibiotica nel caso che siano già infette. Evitare di rompere le vesciche, se sono intatte e non troppo estese: proteggeranno il tessuto sottostante dalle infezioni e dagli agenti esterni.

La rimozione chirurgica del tessuto necrotizzato, fino all'amputazione dell'arto coinvolto, è in genere ritardata di diversi mesi, il tempo necessario per capire quanto tessuto può tornare ad essere funzionale e quanto deve invece essere rimosso.

La ricerca sta cercando di trovare soluzioni efficaci per migliorare il decorso dei tessuti congelati, come il trattamento in camera iperbarica o l'utilizzo di medicinali specifici, ma gli studi non hanno finora dato risultati positivi o definitivi.

Conseguenze a lungo termine

Il tessuto interessato dal congelamento, una volta guarito, può rimanere insensibile o maggiormente soggetto a sudorazione. Possono verificarsi casi di cancro o artrite se sono stati interessati dal congelamento i tessuti più profondi.

 

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