Depressione

La depressione è un disturbo che riguarda il tono dell'umore.

Il tono dell'umore è una funzione psichica importante che ha la caratteristi cadi essere flessibile: tende verso l'alto quando le situazioni che affrontiamo tutti i giorni sono piacevoli, positive e favorevoli e tende invece verso il basso quando ci troviamo di fronte a situazioni spiacevoli e negative.

Nella depressione, il tono dell'umore è costantemente basso e non trae giovamento da situazioni positive e favorevoli cui il soggetto può incorrere.

Brevi e non clinicamente significative fasi di depressione possono essere presenti nella vita di tutti gli individui in risposta ad eventi negativi come lutti, separazioni, licenziamenti, ecc...e vien questa situazione definita come depressione reattiva.

La depressione diviene patologica quando è particolarmente intensa e permane oltre l'impatto prevedibile di un evento stressante, o in assenza di eventi stressanti (depressione endogena), risultandone un marcato impatto sulle funzioni lavorative e sociali del soggetto.

Incidenza

La depressione rappresenta il più comune disturbo psichiatrico nell'adulto: si stima che nell'occidente industrializzato 1 persona su 6 manifesti nel corso della vita almeno un episodio depressivo grave. L'incidenza nella popolazione generale si aggira attualmente intorno al 5%, con netta prevalenza del sesso femminile (25% delle donne e 12% degli uomini).

Questa differenza sembra essere dovuta al fatto che le donne sono più soggette a provare sentimenti di tristezza e sono di solito maggiormente autocritiche rispetto agli uomini.

Gli uomini, invece, sembrano reagire ai vissuti depressivi con comportamenti disfunzionali, piuttosto che depressivi, come per esempio l'uso di alcol e di droghe.

È necessario che il depresso riceva tempestivamente una diagnosi ed un trattamento corretti, per evitare la cronicizzazione.

 

 

Eziologia

Il disturbo depressivo si sviluppa sull'associazione di fattori di rischio, fattori precipitanti e fattori di mantenimento.

Fattori di rischio:

  • caratteristiche psicologiche del soggetto, come perfezionismo, bassa autostima, stile di pensiero pessimistico;
  • eventi o esperienze, come l'educazione in senso ansioso o depressivo, familiari depressi, perdite nell'infanzia (lutti, abbandoni, separazioni), precedenti episodi depressivi.

Fattori precipitanti:

  • esposizione a pericoli o violenze fisiche o psicologiche;
  • stress acuti o cronici (lutti e separazioni, malattie proprie o di familiari, cambiamenti come aumento di responsabilità diventando genitori, ricevere spesso critiche o disapprovazione, insuccessi, fallimenti nella vita sociale e lavorativa).

Fattori di mantenimento: angoscia, isolamento o ritiro sociale, pensieri negativi su di sé, il mondo e il futuro.

Sintomi

La depressione si manifesta attraverso parecchi sintomi sia di tipo fisico, psichico che comportamentale.

Innanzitutto, sintomo caratteristico, come già detto in precedenza, è l'abbassamento del tono dell'umore: il paziente è sempre triste, pessimista, scoraggiato, ogni situazione da affrontare viene vista come un muro insormontabile.

Solitamente il tono della voce è basso, la mimica facciale ridotta e l'eloquio risulta rallentato.

Nel paziente depresso si riscontra anche la diminuzione, a volte la perdita, di interesse nei confronti delle attività quotidiane, del lavoro, degli hobby e spesso il paziente riferisce di non riuscire più a provare sentimenti nei confronti delle persone care, si sente arido e vuoto.

Altri sintomi psichici frequentemente presenti nella sindrome depressiva sono il rallentamento ideomotorio, con difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni, disturbi della memoria, ansia e agitazione anche fisica.

Il paziente tende sempre a lamentarsi per qualsiasi cosa, vede problemi ovunque, perde la fiducia in se stesso, si sente vuoto e inutile, inadeguato con spesso sensi di colpa che non hanno ragione di esistere.

In genere compaiono, quando peggiora il quadro clinico, idee ricorrenti di morte e pensieri suicidari.

Di solito presenti nel quadro depressivo anche le manifestazioni somatiche e neurovegetative, come il senso perenne di stanchezza, di perdita di energie, le alterazioni del ciclo sonno-veglia, con insonnia o risvegli mattutini precoci, alterazione dell'appetito, riduzione del desiderio sessuale e sintomatologie dolorose non specifiche (dolore al collo, cefalee, lombalgie, dolori muscolari).

Classificazione

Depressione

La depressione è inserita nella categoria dei disturbi dell'umore,comprendente disturbi bipolari (dove si alternano fasi depressive a fasi di mania) e disturbi monopolari, caratterizzati da fasi ricorrenti di sola depressione.

Le forme cliniche principali di depressione sono 3.

Depressione maggiore. Per almeno 2 settimane devono essere costantemente presenti 5 o più dei seguenti sintomi:

  1. umore depresso;
  2. perdita di piacere ed interesse per le attività quotidiane e per gli affetti;
  3. significativo cambiamento di peso (aumento o diminuzione);
  4. cambiamenti nelle abitudini del sonno (solitamente insonnia o risveglio precoce al mattino);
  5. essere agitato o essere rallentato dal punto di vista psicomotorio;
  6. mancanza di energia (astenia);
  7. sensazione di essere inutile, sentimento di colpa eccessivo, inappropriato, autosvalutazione;
  8. riduzione della concentrazione, della memoria e dell'attenzione;
  9. pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.

L'episodio depressivo maggiore, inoltre, deve creare disagio clinicamente significativo o compromissione nel funzionamento sociale, lavorativo del soggetto e non deve essere dovuto agli effetti diretti di una sostanza o di una condizione medica generale.

Disturbo distimico. Caratterizzato dalla presenza di umore depresso per almeno 2 anni ed almeno altri 2 sintomi tra quelli elencati sopra e fasi di libertà dal disturbo non superiori a 2 mesi. Trattasi quindi di un disturbo cronico e di minore intensità, ma di ugualmente significativo impatto funzionale.

Depressione secondaria. Dovuta a patologie come l'ipotiroidismo, l'ipo- ed iper-corticosurrenalismo, il diabete, le malattie del connettivo, le malattie degenerative del sistema nervoso come l'Alzheimer o il Parkinson o la sclerosi multipla oppure può essere indotta da farmaci come i beta-bloccanti, i calcioantagonisti, gli antiparkinsoniani, gli antineoplastici e altri ancora.

Terapia

La terapia della depressione si avvale solitamente della terapia psicologico-comportamentale associata a quella farmacologica.

La terapia psicologica ha l'obiettivo di eliminare i cosiddetti fattori di mantenimento, quelli cioè che mantengono la sindrome depressiva attiva, indipendentemente dalle cause che l'hanno scatenata (fattori precipitanti o di rischio).

Solo eliminando questi fattori di mantenimento si può pensare di risolvere il problema depressivo.

La terapia psicologica tende quindi a riportare il paziente a provare piacere per le attività quotidiane che svolgeva in precedenza, a prendersi cura dei propri cari, a ripristinare le relazioni sociali che sono state distrutte dalla depressione.

Il paziente viene rieducato ad una corretta alimentazione, a provare stima per se stesso, ad abolire i pensieri negativi e distruttivi sostituendoli con quelli più piacevoli e positivi, a far fronte con decisione ai problemi che si presentano nella vita di tutti i giorni, ad acquistare maggiore fiducia in se stesso, abolendo i sensi di colpa e inadeguatezza.

Associata alla terapia psicologica, si può associare quella farmacologica.

I farmaci a disposizione per la cura della depressione (farmaci antidepressivi) sono molti, ma i più usati sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come la fluoxetina, la paroxetina e la sertralina.

Questi farmaci agiscono a livello centrale, riducendo la ricaptazione della serotonina (una catecolamina normalmente presente nel cervello) e sono molecole che possiedono una buona tollerabilità con modesti effetti indesiderati sull'attività cardiocircolatoria, non riducono le capacità cognitive e non danno, in genere, sedazione.

I più comuni effetti collaterali sono la diminuzione della libido e la difficoltà nel raggiungere l'’orgasmo (possono interessare fino a 1/3 dei pazienti), diarrea e cefalea.

Vengono scelti sia per i loro scarsi effetti collaterali, ma anche perché sono facili da somministrare, non necessitano di particolari aggiustamenti nel dosaggio, hanno un ampio range terapeutico e, in caso di sovradosaggio, sono abbastanza sicuri.

Un'altra classe di farmaci antidepressivi, meno usata, sono i triciclici, come l'amitriptilina o l'imipramina che bloccano non solo la ricaptazione della serotonina, ma anche delle altre catecolamine come la noradrenalina, l'adrenalina e la dopamina.

Pur essendo farmaci molto efficaci per la depressione, sono visti come di seconda scelta per gli effetti collaterali che possono seguire alla loro somministrazione.

I più comuni effetti collaterali dei triciclici sono dovuti alla loro azione di blocco muscarinico e alfa1 bloccante. Non possono quindi essere usati in pazienti con malattie cardiache, possono dare tachicardia e provocare problemi di conduzione cardiaca.

Altri effetti collaterali frequenti comprendono visione offuscata, xerostomia, stipsi e ritardo minzionale.

Tutti gli antidepressivi triciclici, visto che hanno azione anticolinergica, non possono essere usati nei pazienti con glaucoma o problemi prostatici.

 

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