Difterite

La difterite è un'infezione acuta e contagiosa sostenuta dal batterio Corynebacterium Diphteriae che porta alla formazione di pseudomembrane grigiastre a carico delle prime vie respiratorie.

Patogenesi

La difterite è causata da un batterio, un bastoncello Gram + (si colora cioè con la colorazione di Gram), aerobio, asporigeno e immobile.

Nelle colture i batteri sono presenti in diverse fasi di separazione e simulano gli ideogrammi dell'alfabeto cinese perciò si dice che hanno disposizione ''a lettere cinesi''.

Crescono bene sui terreni Tinsdale, perché contengono il tellurito di potassio, sostanza tossica per altri batteri e per questo sfruttato per allestire terreni selettivi.

Il microrganismo possiede una modesta invasività e pertanto resta localizzato nella primitiva sede di impianto.

La pericolosità della difterite è legata alla produzione di una tossina che diffonde nel sangue e presenta i recettori su molti diversi tipi di cellule, causando quindi molte manifestazioni a livello sistemico.

Questa tossina viene prodotta dai ceppi di Corynebacterium Diphteriae infettati dal batteriofago beta, che contiene il gene tox responsabile della produzione di questa pericolosa tossina che blocca la formazione delle proteine causando quindi la formazione delle pseudomembrane (a livello locale) e fenomeni sistemici più gravi (miocarditi, demielinizzazione, necrosi tubulare renale, ecc).

Epidemiologia

La trasmissione della difterite avviene in modo sia diretto che indiretto per via inalatoria, anche se la contagiosità non è elevata (10-20%) e il periodo di incubazione si aggira intorno ai 2-4 giorni.

Gli individui più a rischio sono soggetti non vaccinati o immunodepressi che dopo la vaccinazione non esprimono gli anticorpi verso questo batterio (individui quindi non responsivi al vaccino).

 

 

Sintomi

Difterite

La difterite si localizza principalmente a livello delle alte vie respiratorie.

Si evidenzia un'infiammazione della mucosa della faringe e delle tonsille, che appare molto arrossata, edematosa e coperta da pseudomembrane grigiastre e maleodoranti legate proprio alla risposta antiinfiammatoria del tessuto colpito. Queste pseudomembrane sono formate da batteri, cellule epiteliali morte, granulociti neutrofili, fibrina, ecc.

Sono molto tenaci ed aderenti ai piani sottostanti, non si sciolgono in soluzione e si asportano con grande difficoltà lasciando la mucosa sottostante abrasa e sanguinante.

Oltre a queste pseudomembrane, è presente febbre moderata, malessere generale, astenia (debolezza) e ingrossamento dei linfonodi laterocervicali e angolo mandibolari.

Le membrane possono successivamente estendersi al palato molle, a quello duro, alle cavità nasali (rinite difterica), laringe e trachea (forma laringo-trachale), causando così una possibile ostruzione meccanica alle vie respiratorie determinando la morte del paziente per soffocamento.

Quando infatti le membrane si estendono fino alla laringe, soprattutto nei bambini piccoli, può instaurarsi il quadro definito CROUP, dovuto alle membrane e all'edema della mucosa, caratterizzato da dispnea inspiratoria (difficoltà a inspirare), disfonia e stridore laringeo, che evolve verso l'ostruzione laringea completa con soffocamento.

Per quanto riguarda le manifestazioni sistemiche, essere sono dovute alla tossina difterica che si forma e si riversa nel torrente ematico.

La tossina difterica agisce bloccando la formazione delle proteine causando la morte della cellula infettata ed agisce, come già accennato, su molte cellule diverse del nostro organismo: miocardio, surreni, fegato, rene e nervi periferici causando la morte per arresto cardiaco, insufficienza renale o surrenalica.

Diagnosi

 

Solitamente per la diagnosi si effettua sottoponendo il paziente a un tampone faringeo. Il materiale raccolto viene esaminato e coltivato su terreno di Loeffler, meno specifico per i Corinebatteri ma che permette di evidenziare i granuli metacromatici, oppure su terreno di Tinsdale, più selettivo.

È importante la diagnosi differenziale con la mononucleosi infettiva, causata da un Herpes Virus, in cui le pseudomembrane che si formano sono costituite da cellule e fibrina, non debordano e si dissolvono in soluzione (a differenza di quelle della difterite).

Terapia

Per la difterite è disponibile il vaccino, obbligatorio e fatto con anatossina associata a quelle tetanica e pertossica  (vaccino trivalente DPT), può essere fatto il richiamo nell'adulto.

Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo-tredicesimo mese di vita del bambino.

Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all'età di 6 e 14 anni.
A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione pressoché totale. Per conservare una buona immunità, si possono fare ulteriori richiami ogni dieci anni.

Nonostante ciò, nel caso in cui ci fosse una produzione molto elevata di tossina difterica, in poco tempo la nostra memoria immunitaria non sarebbe in grado di presentare un titolo anticorpale abbastanza elevato da preservarci dalla diffusione della tossina.

Per questo motivo è sempre necessario, quando si va nei paesi a rischio, effettuare un richiamo preventivo, in modo da elevare il titolo anticorpale.

Nel caso in cui ci si contagi e la tossina difterica inizi a replicarsi, è necessario procedere tempestivamente alla somministrazione di antitossina, in modo da evitare che la tossina si leghi ai recettori presenti su molte cellule dell'organismo.

La dose di antisiero da somministrare dipende dalla sede di malattia:

  • 20-40.000 unità per la faringite
  • 40-60.000 unità per le forme nasofaringee
  • 80-100.000 unità per le forme > 3 giorni.

Tuttavia, come abbiamo già detto, la difterite può anche solamente localizzarsi alla faringe senza necessariamente produrre la tossina e va quindi combattuta anche a questo livello.

Per questo, si possono somministrare degli antibiotici, soprattutto penicillina e eritromicina, ma anche tetracicline o cefalosporine, per 14 giorni ed è necessario effettuare ulteriori controlli colturali per verificare che l’infezione sia stata debellata (almeno 3 controlli negativi prima di sospendere la terapia antibiotica).

 

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