Emicrania

L'emicrania è una malattia neuro vascolare cronica, caratterizzata da attacchi di cefalea ricorrenti associati a sintomi neurologici, gastrointestinali e disautonomici.

È una malattia estremamente diffusa e molto spesso sotto diagnosticata.

Epidemiologia

Si calcola che circa il 18% delle donne in età adulta dai 18 ai 65 anni soffra di emicrania e che solo una modesta percentuale venga a contatto con strutture sanitarie ricevendo un adeguato trattamento, mentre la maggior parte si sottopone solo all'automedicazione.

Esiste un rapporto uomo:donna di 1:3 per il famoso ruolo degli ormoni del ciclo mestruale.

Si è visto infatti che le donne sono maggiormente soggette alla comparsa dell'emicrania e questo varia anche in rapporto all'età della donna: i picchi di maggiore incidenza si registrano nell'età fertile (dalla pubertà ai 40 anni circa), mentre l'incidenza è minore prima della pubertà, durante la gravidanza e dopo la menopausa.

Patogenesi

L'emicrania è una malattia a patogenesi multifocale, caratterizzata da una forte componente genetica. In alcune famiglie (rare) addirittura si trasmette come malattia autosomica dominante manifestandosi con crisi di aura emiplegica e sono state dimostrate, in questi soggetti, mutazioni di geni che codificano per canali ionici della membrana delle cellule nervose.

Inoltre è stata dimostrata l'esistenza di un pace-maker nel tronco encefalico, la cui attivazione, sembra mediante alcuni fattori scatenanti (stress emotivi, psichici o fisici), produrrebbe un impulso che, tramite il sistema trigemino-vascolare, indurrebbe infiammazione e vasocostrizione dei vasi meningei con rilascio di sostanze vasoattive che, vasodilatando i vasi meningei, spiegherebbe il dolore pulsante tipico dell'emicrania.

 

 

 

Fattori scatenanti

Si pensa che siano diversi i fattori che possono scatenare l'emicrania, tra i più accreditati ci sono gli stress emotivi e fisici, il ciclo mestruale, l'assunzione della pillola anticoncezionale (la pillola non va mai prescritta alle donne che soffrono di emicrania), eccessi alcolici, errori alimentari, traumi cranici.

Sintomi

emicrania

La crisi emicranica è un fenomeno molto complesso e variegato, spesso diverso nelle manifestazioni in ciascun paziente.

Tendenzialmente si distinguono due forme di emicrania: quella con e quella senza aura.

L'attacco emicranico può manifestarsi improvvisamente o essere preceduta da sintomi prodromi come una forte irritabilità, fase di depressione o ricerca di cibi dolci.

Nel 20% dei casi può essere preceduta o accompagnata, come detto in precedenza, dall'aura emicranica. Quest'aura può durare da pochi minuti anche a un'ora e si manifesta con sintomi visivi, come per esempio annebbiamenti della vista, fosfeni, scotomi scintillanti, ecc…

Oltre ai sintomi visivi, possono esserci disturbi alla sensibilità dell'emifaccia e del braccio omolaterale all'attacco emicranico, disturbi del linguaggio e emiparesi (ovvero la parte omolaterale all’attacco emicranico è come se fosse paralizzata).

All'eventuale aura emicranica, segue la fase cafalgica, ovvero l'attacco emicranico vero e proprio, caratterizzata da:

  • cefalea pulsante unilaterale (nel 70% dei casi) dolore insopportabile pulsante (il soggetto classicamente dice che ''sente battere il cuore in testa'') che si può successivamente estendere a tutto il capo (il termine emicrania deriva appunto da emicranio, ovvero una parte sola della testa);
  • nausea e vomito, spontaneo e ripetuto dopo il quale solitamente il paziente sta meglio;
  • ipersensibilità sensoriale, a tal punto che il soggetto si isola in casa, al buio, immobile, a letto, evitando qualsiasi stimolo visivo e acustico (fono- e fotofobia);
  • pallore cutaneo, sudori freddi, midriasi (pupille dilatate), a volte lacrima o si presenta arrossato l'occhio omolaterale all'emicrania.

 

 

L'attacco emicranico ha durata variabile da 4 a 72 ore (il classici 3 giorni di emicrania) e, nel corso della vita, può anche cronicizzare, complicando così la situazione.

Purtroppo nel 20-25% dei casi, questa patologia può diventare cronica (quando si ha per più di 15 giorni al mese) e spesso è complicata dall'abuso di farmaci analgesici e può essere associata ad altre patologie cardiovascolari (come ipertensione, infarto del miocardio), neurologiche (epilessia, ictus) o psichiatriche (depressione, malattia bipolare e attacchi di panico).

Terapia

Soltanto l'emicrania e la cefalea a grappolo hanno manifestazioni così forti da costringere ad un trattamento a volte anche aggressivo a seconda dell'intensità dell'attacco.

La terapia dell'emicrania si basa su tre capisaldi:

  1. norme comportamentali
  2. terapia dell'attacco
  3. terapia di profilassi.

Il trattamento inizia infatti dalle norme comportamentali, quindi si consiglia uno stile di vita sano, una vita regolare, un'assunzione regolare dei pasti, abolizione del fumo e dell'alcol e attività fisica.

Se tutto questo non basta e gli attacchi non si riducono o si manifestano comunque in maniera intensa e causano gravi problemi al paziente, si può attuare una terapia di profilassi, per evitare il ripetersi di questi attacchi.

Tra i farmaci più usati ci sono i beta-blocanti, i calcio-antagonisti, gli antiepilettici e gli antidepressivi triciclici.

Va sottolineato che la terapia profilattica si deve seguire per diversi mesi e bisogna valutare con attenzione eventuali effetti collaterali che possono comparire. Il dosaggio va ovviamente adeguato ad ogni paziente, in quanto è impossibile stabilire la dose necessaria per ognuno, essendo molto soggettiva.

Per quanto invece riguarda la terapia dell'attacco acuto, non esiste un farmaco di prima scelta, dipende molto da ogni paziente e dalle caratteristiche dell'emicrania.

Tendenzialmente per gli attacchi lievi si somministrano analgesici (paracetamolo) o antiinfiammatori (ibuprofene, nimesulide, diclofenac, aspirina).

È bene non abusare di analgesici e antiinfiammatori: infatti se usati per più di 8-10 volte al mese, possono cronicizzare l'emicrania.

Inoltre molta cautela va posta nei pazienti che soffrono o hanno sofferto di ulcera gastrica, in quanto gli antiinfiammatori peggiorano il quadro clinico e in questi soggetti vanno sempre somministrati assieme a farmaci protettori dello stomaco (pantoprazolo, omeprazione, lansoprazolo…)

Nel caso di attacchi più forti e invalidanti, si ricorre spesso all'uso degli ergotaminici (ergotamina, diidroergotamina) che causano la vasocostrizione dei vasi cerebrali, oppure dei triptani (sumatriptan, almotriptan), che invece agiscono sui recettori della serotonina.

I triptani e gli ergotaminici sono controindicati in pazienti ipertesi, cardiopatici o con un'anamnesi di ischemia cerebrale. Non vanno inoltre somministrati in gravidanza o durante l'allattamento.

Gli ergotaminici sono meno efficaci dei triptani, hanno però un'azione di durata più lunga e possono essere utili in pazienti con crisi prolungate.

Sia per gli attacchi più lievi che per quelli più gravi, l'aggiunta di antiemetici (metoclopramide, domperidone) potenzia l'effetto dei farmaci, oltre ad agire su nausea e vomito che spesso accompagnano l'emicrania.

Questi farmaci vanno assunti ai primi sintomi dell'emicrania perché in questo modo la terapia risulta più efficace.

 

 

 

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