Enuresi notturna (pipì a letto)

L'enuresi notturna (dal greco ''enourein'': mingere) è un disturbo che consiste nella perdita involontaria e completa di urine durante il sonno in un'età in cui la maggior parte dei bambini ha oramai acquisito il controllo sfinterico... In termini non scientifici, è la classica "pipì a letto".

Per enuresi notturna non si intende però la sporadica e saltuaria emissione di urine di notte, ma questo problema deve presentarsi con una certa frequenza: secondo alcuni è necessario un periodo di osservazione di almeno 2 settimane durante le quali il bimbo deve bagnare per almeno 3 volte a settimana il letto, per altri invece l'osservazione va protratta per 3 mesi con almeno 2 notti bagnate a settimana.

Epidemiologia

L'enuresi notturna è un problema frequente che interessa il 10-15% dei bambini dopo i 6 anni e tende il più delle volte a risolversi spontaneamente. L'incidenza negli adulti è di circa l'1%.

Classificazione e patogenesi

Si distinguono una enuresi notturna primaria, una secondaria e una sintomatica.

  • Primaria: quando il bambino non ha mai acquisito il controllo sfinterico notturno. In questo caso l'enuresi può essere attribuibile ad un ritardo della maturazione della vescica (solitamente il controllo dello sfintere vescicale si acquisisce normalmente verso il 4° anno di vita) o a un insufficiente controllo ormonale. Si è visto che alcuni bambini enuretici hanno inizialmente, rispetto agli altri bambini, bassi livelli di ADH (ormone antidiuretico), che agisce facendo sì che di notte venga prodotta la metà della quantità di urina prodotta di giorno. In questi bambini la normalizzazione dei livelli di ormone antidiuretico avverrebbe quindi in ritardo rispetto agli altri. Entrambi i meccanismi possono essere presenti e prevalere in misura variabile da bambino a bambino.
  • Secondaria: il bambino, dopo aver raggiunto il controllo della vescica per almeno 6 mesi, ha ripreso a fare la pipì a letto. Può dipendere da particolari situazioni  emotive e stressanti, come la nascita di un fratello, l'inserimento a scuola, tensioni familiari, ecc…L'evento stressante infatti destabilizza il processo psichico maturativo del bambino che, vista la giovane età, non è ancora consolidata.
  • Sintomatica: in questo caso l'enuresi compare come conseguenza di una malattia come ad esempio un'infezione urinaria o l'insorgenza del diabete mellito o dell'epilessia.

Diagnosi

Enuresi notturna

La diagnosi si avvale sostanzialmente di un'accurata anamnesi.

Si indaga la frequenza dell'enuresi, si esaminano l'addome, i genitali e si effettua un esame delle urine per valutare se per caso ci sia un'infezione delle vie urinarie (IVU).

Si valuta l'associazione con altri sintomi (enuresi diurna, stipsi, disturbi psicorelazionali) che possono condurre verso diagnosi diverse e si cercano di individuare le forme con importante connotazione psicologica per indirizzarle verso un idoneo supporto.

Terapia

Ci si avvale solitamente sia di una terapia comportamentale che, in alcuni casi, di quella farmacologica.

 

 

Dal punto di vista comportamentale, si può:

  • invitare il bambino ad urinare sempre prima di andare a dormire;
  • bere meno nelle 2 ore prima di coricarsi e di più al mattino e al pomeriggio (senza tuttavia negare al bambino di bere di sera nel caso in cui avesse sete);
  • evitare bevande dolci e gasate (attenzione alla cola);
  • invitare il bambino ad alzarsi di notte per urinare (aiutandolo magari lasciando la luce del bagno accesa di notte);
  • nei bambini piccolini può risultare utile creare una tabella mensile sulla quale il bimbo attaccherà un adesivo, un simbolino per ogni notte che rimarrà asciutto;
  • impiegare dei ''waking devices'', ovvero pannolini ''elettrici'' che suonano come una sveglia appena vengono rilasciate pochissime gocce di urina e questo spinge il bambino ad alzarsi ed andare in bagno.

Inutile ovviamente dire che è sconsigliato redarguire il bambino, sgridarlo per aver fatto la pipì a letto per evitare di colpevolizzarlo rischiando di peggiorare la situazione. Al contrario, è utile premiarlo per le volte in cui non bagna il letto.

Tuttavia è utile rivolgersi al medico per evidenziare il problema ma soprattutto per escludere possibili cause organiche nell'enuresi.

In caso di enuresi secondaria, quindi su base psicologica, è utile cercare di capire e rimuovere, quando possibile, l'ostacolo psicologico del bambino ascoltandolo e rassicurandolo il più possibile.

Nei bambini più grandi, sopra i 6-8 anni, che non hanno risolto il problema si può ricorrere alla terapia farmacologica, utilizzando farmaci come l'imipramina (antidepressivo triciclico) da somministrare in un'unica dose la sera prima di coricarsi. Esso agisce sul sistema nervoso centrale (SNC) a livello delle sinapsi degli alfa recettori bloccando il re-uptakedi noradrenalina e serotonina all'interno dei neuroni e prolungandone così il loro effetto.

 

Sembra che interferisca con il meccanismo del sonno e abbia possibile azione sulle secrezione dell’ormone antidiuretico una al sovradosaggio. Ha un'azione rapida ed è efficace nella terapia dell'enuresi ma il suo effetto si esaurisce rapidamente alla sospensione. Inoltre presenta numerosi effetti collaterali, alcuni molto gravi legati al sovradosaggio (tossici per il cuore e il fegato e potenzialmente letale), altri meno gravi (secchezza fauci, tachicardia, stipsi, letargia, nausea, ipotensione posturale).

Un altro farmaco utilizzato di frequente è la desmopressina, che ha un effetto antidiuretico.

Agisce rapidamente ma l'effetto scompare alla sospensione. È disponibile la somministrazione orale e quella in spray nasale. La complicanza potenzialmente letale e pericolosa è l’intossicazione da acqua, dovuta ad un eccessivo introito di acqua prima di coricarsi. Si manifesta con nausea, cefalea, iponatriemia, edema cerebrale fino alle convulsioni. Quando si somministra questo farmaco si consiglia di non bere più di 200-250 ml di liquidi prima di dormire per evitare questa complicanza.

A volte si può utilizzare un simpaticolitico (detrusitol) o un vagolitico (Genurin, solo nei bambini sopra i 12 anni).

 

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