Fibrosi epatica

La fibrosi epatica si sviluppa quando un'eccessiva quantità di tessuto connettivo si accumula nel fegato. La causa solitamente è data da una lesione con conseguente infiammazione cronica del fegato. Il tessuto cicatriziale che si forma, nel tempo si accumula e si degrada in modo deficitario fino al punto di causare una disfunzione del fegato. La fibrosi in sé non causa sintomi, ma può portare all'ipertensione portale, la cicatrizzazione infatti causa alterazioni del flusso sanguigno che possono portare a tale quadro patologico. La diagnosi si esegue tramite una biopsia epatica. Il trattamento comporta la correzione delle cause sottostanti alla fibrosi epatica.

Cause

Nella fibrosi epatica avviene un accumulo eccessivo di tessuto connettivo nel fegato, questo tessuto è formato da cicatrici sviluppate in risposta a lesioni croniche e ripetute delle cellule epatiche. Comunemente nello stadio inziale la fibrosi può anche regredire da sola se le cause sono reversibili, ma se ciò non avviene essa progredisce, distrugge l'architettura epatica e nel tentativo di rigenerare gli epatociti (cellule del fegato) e i tessuti, si crea un eccessivo strato di tessuto connettivo. Quando questo processo è diffuso e cronico viene diagnosticata la cirrosi, malattia degenerativa, a volte fatale, a carico del fegato. Ci sono vari tipi di lesioni croniche a carico del fegato che possono causare la fibrosi. Le lesioni epatiche limitate e acute (ad esempio epatite A acuta virale), anche quando fulminanti, non necessariamente distruggono l'architettura epatica e causano la fibrosi, nonostante la perdita di epatociti. Dopo mesi o anni di lesioni croniche o ripetute, la fibrosi diventa permanente.

I disturbi che possono causare la fibrosi epatica comprendono:

 

 

Fibrosi epatica

La fibrosi può essere causata anche da alcuni farmaci e sostanze chimiche, come:

  • alcol;
  • amiodarone;
  • clorpromazina;
  • isoniazide;
  • metotrexato;
  • metildopa;

La fibrosi può essere causata da un'ostruzione meccanica derivata da lesioni di una operazione chirurgia precedente e da un'ostruzione causata da calcoli biliari.

Sintomi

La fibrosi epatica in sé non causa sintomi. I sintomi possono derivare dal disturbo sottostante che sta causando la fibrosi, o quando la fibrosi progredisce e diventa cirrosi, oppure dalle complicanze legate all'ipertensione portale. Questi sintomi possono includere:

  • anemia;
  • perdita di peso;
  • dispnea;
  • emorragia gastrointestinale;
  • epatite;
  • eritema;
  • facilità al sanguinamento e alla formazione di lividi;
  • gambe gonfie;
  • gonfiore addominale;
  • sangue nelle feci;
  • nausea;
  • pallore;
  • ritenzione idrica;

L'ipertensione portale può comportare splenomegalia, sanguinamento da varici esofagee e gastriche, ascite o encefalopatia porto-sistemica. La cirrosi, stadio avanzato e grave della fibrosi, può provocare insufficienza epatica, che può essere potenzialmente fatale.

Diagnosi

Per diagnosticare la fibrosi epatica si possono effettuare diversi esami, fra cui le analisi del sangue, test di imaging e biopsia al fegato. Solitamente si sospetta la presenza di fibrosi epatica se i pazienti hanno sofferto in passato di malattie epatiche croniche (ad esempio, epatite C e B croniche), o se i risultati dei test di funzionalità epatica sono anormali, in questi casi vengono eseguiti ulteriori test per verificare la presenza di fibrosi e, se la fibrosi è presente, per determinare la sua gravità e in quale fase si trova. Conoscere la fase della fibrosi può aiutare a guidare le decisioni mediche. Ad esempio, lo screening per il carcinoma epatocellulare e per le varici gastroesofagee è indicato se la cirrosi è confermata in maniera grave, e non è generalmente eseguito se la fibrosi è lieve o moderata. I test utilizzati per diagnosticare la fibrosi includono:

  • Test di imaging: sono test non invasivi che comprendono ecografia, tomografia computerizzata (TAC) e risonanza magnetica (RM), questi test possono diagnosticare sia la cirrosi che l'ipertensione portale, tuttavia, non sono sensibili alla fibrosi moderata, o addirittura avanzata, in assenza di splenomegalia e sanguinamento da varici. Le nuove tecnologie possono aumentare l'accuratezza della diagnosi grazie agli ultrasuoni e alla risonanza magnetica che riescono a rivelare anche la cirrosi in stato precoce. Alcune nuove tecnologie includono elastografia a ultrasuoni ed elastografia a risonanza magnetica. Durante queste prove vengono applicate delle vibrazioni acustiche all'addome attraverso una sonda e si calcola quanto velocemente vengono trasmesse attraverso il tessuto epatico. Queste misurazioni danno un'indicazione della rigidità del fegato, più è rigido più è fibroso.
  • Biopsia epatica: la biopsia del fegato rimane il metodo più utilizzato per la diagnosi e la stadiazione della fibrosi epatica, e anche per la diagnosi delle cause sottostanti. Tuttavia, la biopsia epatica è una tecnica invasiva, con conseguente rischio di complicanze sia minori (ad esempio dolore post procedurale) del 10-20% e sia gravi (ad esempio sanguinamento significativo) del 0,5-1%. Inoltre, la biopsia epatica potrebbe causare degli errori nell'interpretazione dei risultati istologici e non essere sempre corretta.
  • Analisi del sangue: utilizzate per valutare la presenza di marcatori indiretti (es. Bilirubina sierica) e marcatori diretti della funzione epatica. Sono spesso utilizzati per distinguere tra due livelli di fibrosi, assenti o minimi, ma non distinguono accuratamente i gradi di fibrosi da moderata a grave, pertanto, se si sospetta fibrosi, è opportuno eseguire le analisi ematiche e successivamente svolgere una biopsia epatica nel caso in cui il ci sia indicazione che la fibrosi sia moderata o grave.

Trattamenti

Poiché la fibrosi rappresenta una risposta ai danni epatici, il trattamento primario dovrebbe concentrarsi sulla causa principale, quindi rimuovere la causa del danno epatico. Tale trattamento può includere l'eliminazione del virus dell'epatite B o il virus dell'epatite C, astenersi dal bere alcol, rimuovere metalli pesanti come il ferro nell'emocromatosi o il rame nella malattia di Wilson, decomprimere i condotti biliari ostruiti. Tali trattamenti possono arrestare la progressione della fibrosi e, in alcuni pazienti, invertire alcuni cambiamenti fibrotici. I trattamenti mirati a invertire sulla fibrosi sono di solito troppo tossici per l'uso a lungo termine (ad esempio corticosteroidi) o non hanno un'efficacia dimostrata. Sono in corso alcuni studi su altri trattamenti antifibrotici più sicuri e meno invasivi.

 

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