Urinocoltura

L'urinocoltura (o esame colturale delle urine) è un esame microbiologico che serve per evidenziare la presenza di eventuali batteri nelle urine.

Normalmente non ci sono batteri nelle vie urinarie. Le vie urinarie alte (reni, ureteri) sono sterili e la presenza di batteri in queste sedi è sempre patologica; nella parte terminale delle vie urinarie (ultima porzione dell'uretra) può essere presente una flora batterica commensale, ma in quantità esigua e priva di significato patologico.

Modalità di prelievo del materiale

Le modalità di raccolta del campione d'urina sono simili a quelle dell'esame completo delle urine, ma devono essere effettuate con attenzione ancora maggiore, poiché una eventuale contaminazione invaliderebbe completamente l'esito dell'esame.

Innanzi tutto, bisogna sospendere eventuali terapie antibiotiche a partire da circa una settimana prima dell'esame, altrimenti il risultato sarebbe inattendibile.

Il paziente deve munirsi di un apposito contenitore di plastica sterile, che solitamente viene fornito dal laboratorio analisi o può essere acquistato in farmacia.

Va effettuata la raccolta della prima urina del mattino, subito dopo il risveglio.

Prima di urinare è opportuno lavare (con un apposito kit fornito, oppure anche semplicemente con acqua) le mani e la cute intorno ai genitali.

Il contenitore non deve essere mai stato aperto prima di effettuare l'esame, al fine di mantenerne intatta la sterilità.

Si procede quindi alla raccolta del "mitto intermedio", ovvero:

  1. si scarta la primissima urina prodotta, poiché in essa potrebbero essere presenti i batteri della flora commensale sopracitata;
  2. si raccoglie nel recipiente l'urina del getto successivo (il quale, in gergo, si definisce "mitto intermedio"), scartando anche i residui finali di urina.

 

 

 

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Il campione raccolto deve essere quindi consegnato al laboratorio analisi entro 1 ora, altrimenti, anche se la procedura igienica è stata eseguita correttamente, è facile che dei batteri possano contaminare il campione urinario e moltiplicarsi, falsando il risultato dell'esame. Nel caso in cui la consegna al laboratorio non sia possibile in tempi brevi, l'urina può essere conservata per qualche ora, se tenuta in frigorifero a 4 °C.

Tecniche alternative di raccolta

In alcune condizioni, come nei bambini molto piccoli o negli anziani con decadimento cognitivo (Alzheimer o malattie affini), la procedura appena esposta può essere molto difficile, se non impossibile.

Nei casi sopracitati, la tecnica più efficiente per la raccolta delle urine è la puntura sovrapubica: con una siringa particolare si punge al di sopra del pube (di solito con l'aiuto dell'ecografia), fino a raggiungere la vescica e si preleva l'urina. Tuttavia, è facile intuire che questa procedura è piuttosto invasiva e non è scevra di effetti collaterali, quindi il rapporto rischio-beneficio va ponderato attentamente.

Inoltre, sono sempre più numerosi, soprattutto tra gli anziani o tra i soggetti ospedalizzati, i soggetti portatori di catetere venoso vescicale. La raccolta di urine da catetere per eseguire l'urinocoltura è una modalità di raccolta poco affidabile, poiché spesso si registrano delle false positività dovute al fatto che il catetere stesso (e non le vie urinarie del paziente) è colonizzato da batteri. Quindi, nei casi in cui sia possibile, il catetere vescicale andrebbe rimosso e si dovrebbe cercare di eseguire la raccolta col metodo del mitto intermedio.

Infine, è universalmente risaputo che il catetere vescicale favorisce le infezioni delle vie urinarie, facendo da porta d'ingresso facilitata per i batteri. Quindi, in caso di sospetto di infezione delle vie urinarie, oltre che per eseguire l'urinocoltura, il catetere andrebbe rimosso, o quantomeno sostituito, a scopo preventivo/terapeutico.

Indicazioni cliniche

L'urinocoltura serve per diagnosticare/confermare un'infezione delle vie urinarie e per identificarne il patogeno responsabile.

Spesso viene eseguita in seconda battuta, dopo che l'esame clinico e/o l'esame delle urine pongano il sospetto di un'infezione delle vie urinarie.

 

 

Tuttavia, nella pratica clinica, non viene eseguita a tappeto, in ogni caso di sospetta infezione urinaria, per ragioni di semplicità e per motivi economici (vista la frequenza particolarmente elevata delle infezioni urinarie).

Infatti, in alcune situazioni, il medico opta per l'instaurazione di una terapia antibiotica empirica, ovvero basata sulla conoscenza di dati epidemiologici (quali sono i batteri più spesso responsabili e a quali antibiotici essi sono più sensibili) e clinici (caratteristiche, storia clinica e sintomi del paziente), senza far ricorso alla diagnosi con l'urinocoltura.

In particolare, nelle donne giovani e sessualmente attive, un singolo episodio (o pochi episodi isolati) di infezione non complicata delle vie urinarie rappresentano un fenomeno frequentissimo e quasi para-fisiologico. In questi casi il medico decide quasi sempre di instaurare una terapia empirica senza effettuare l'urinocoltura.

Al contrario, nelle seguenti condizioni, l'urinocoltura è fortemente consigliata:

  • giovani donne, solo se si verificano numerosi episodi, a distanza di breve tempo l'uno dall'altro;
  • individui di sesso maschile (le infezioni urinarie sono meno frequenti negli uomini perché la maggiore lunghezza dell'uretra rappresenta un ostacolo meccanico alla risalita batterica; perciò un'infezione urinaria in un uomo è "più sospetta" e quindi meritevole di un'indagine più approfondita);
  • screening in gravidanza, anche in assenza di sintomi;
  • bambini piccoli o anziani;
  • ematuria significativa;
  • calcoli urinari ricorrenti;
  • compromissione delle condizioni generali (febbre alta o altra sintomatologia significativa), a prescindere dall'età e dal sesso;
  • malformazioni delle vie urinarie;
  • pazienti sottoposti recentemente a terapia antibiotica;
  • pazienti con malattie croniche importanti (tumori, diabete, immunosoppressionemalattie autoimmuni etc.).

Risultati dell'esame

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L'urinocoltura viene  considerata positiva (e quindi diagnostica per infezione delle vie urinarie) quando si registra un numero di batteri >100.000 per ogni ml di urina. Tale risultato si ottiene tramite un calcolo che tiene conto delle colonie che si visualizzano sulla piastra (immagine a fianco) e del tasso di diluizione del materiale.

Sotto i 10.000, l'urinocoltura è considerata negativa; tra 10.000 e 100.000, l'esame è considerato dubbio e, di solito, viene ripetuto.

Quindi, quando l'urinocoltura è positiva, si procede all'identificazione del batterio responsabile.

I batteri più spesso implicati appartengono alla famiglia delle Enterobacteriacee e il più frequente in assoluto è il batterio Escherichia Coli.

Di solito l'infezione è sostenuta da un singolo ceppo batterico; in caso di identificazione di più di un ceppo è probabile che sia avvenuta una contaminazione e l'esame andrebbe ripetuto.

A seguito di ciò, molto spesso, per determinare con certezza l'antibiotico più appropriato, si esegue un altro esame detto antibiogramma, che stabilisce in maniera univoca a quali antibiotici il batterio è sensibile oppure resistente.

Batteriuria asintomatica

In una percentuale non indifferente di soggetti, soprattutto di sesso femminile (in particolare, nel 5% circa delle donne adulte), l'esame colturale delle urine può dimostrare una presenza di batteri numericamente significativa, in assenza di qualunque sintomo o segno patologico. Questa condizione è definita batteriuria asintomatica ed è una condizione benigna e che non necessita di alcuna terapia.

L'unica eccezione a questa regola è rappresentata dalla gravidanza, nel corso della quale, la batteriuria asintomatica può evolvere in patologie gravi, come la pielonefrite (infezione del rene).

Perciò, nelle donne gravide con urinocoltura positiva, anche in assenza di sintomi, è opportuno instaurare una terapia antibiotica.

Cenni di terapia

Se viene eseguito l'antibiogramma, si sceglie l'antibiotico con il miglior rapporto tra efficacia e effetti collaterali, tra quelli a cui il batterio è sensibile.

In ogni caso, gli antibiotici utilizzati più frequentemente sono i seguenti:

  • Fosfomicina (Monuril®), un farmaco con azione disinfettante delle vie urinarie, che si concentra soprattutto a livello locale (e quindi con scarsi effetti collaterali sistemici), in vescica; è utilizzato spesso come prima linea nella terapia empirica delle cistiti in donne giovani. È una bustina effervescente che va assunta immediatamente prima di andare a letto, in modo che abbia tutta la notte per ristagnare in vescica e fare effetto.
  • Cotrimossazolo (Bactrim®), un antibiotico efficace contro molte specie batteriche e piuttosto sicuro, ancorchè vecchio e ingiustamente negletto da molti medici.
  • Ciprofloxacina, un antibiotico della classe dei fluorochinolonici, attivo contro un gran numero di specie di batteri; è controindicato nei bambini e può avere alcuni effetti avversi gravi.
  • Beta-lattamici (Augmentin®, per esempio), meno attivo su E. Coli e più attivo su altre specie batteriche (come i batteri Gram+).
  • Aminoglicosidi (Gentamicina, per esempio), una delle classi antibiotiche col minor tasso di resitenze; tuttavia, vengono utilizzati solo in situazioni particolari perché gravati da effetti collaterali potenzialmente gravi.

 

 

 

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