Infarto del miocardio

La cardiopatia ischemica è un termine che individua più patologie che hanno in comune l’eziologia (e cioè la causa della patologia stessa): l'insufficiente apporto di ossigeno al cuore rispetto al fabbisogno.

Si presenta sotto due forme: l'angina pectoris e l'infarto acuto del miocardio.

Angina pectoris

E’ una patologia che deriva da un ridotto flusso sanguigno al muscolo cardiaco, per un breve periodo di tempo (dell’ordine di pochi minuti).

A differenza dell’infarto, non si instaura un danno miocardico permanente, poiché il deficit di ossigeno si verifica per un tempo troppo breve.

L'angina pectoris si manifesta con un dolore retrosternale oppressivo e costrittivo, di breve durata, che peggiora con lo sforzo e viene alleviato dal riposo.

L’angina viene diversamente classificata sulla base di diversi criteri. Questa classificazione è molto importante poiché l'infarto del miocardio è spesso preceduto da angina e dunque la corretta analisi di questo disturbo può fornire una diagnosi precoce dell'infarto.

In presenza di angina pectoris il paziente deve immediatamente adottare uno stile di vita atto all'eliminazione dei fattori di rischio cardiovascolare.

Infarto del miocardio

Infarto del miocardio

L’infarto del miocardio è dovuto ad ridotto apporto di sangue, detto ischemia, per un intervallo di tempo superiore ai venti minuti, che provoca un danno permanente al cuore.

L'infarto si manifesta più spesso nelle prime ore del mattino con un dolore simile a quello dell’angina, ma più acuto e che dura alcune ore.

Il dolore in genere non regredisce con il riposo è spesso associato ad astenia, nausea e vomito, sudorazione fredda.

A volte l’infarto può essere privo di dolore, come avviene nei pazienti affetti da diabete mellito e negli anziani. In questo caso il riscontro avviene, per caso, al primo controllo elettrocardiografico.

 

 

In questi casi l'infarto causa danni irreversibili al cuore, ma il paziente non rischia la morte.

Nei casi gravi, invece, l'infarto può essere complicato da aritmie gravi che necessitano di un intervento immediato da parte di un esperto, che deve ripristinare la funzione cardiaca con tecniche di rianimazione o per mezzo di farmaci.

Cura dell'infarto

Il 50% circa dei decessi da infarto avviene nelle prime ore dopo la comparsa dei primi sintomi, quindi la diagnosi precoce è fondamentale.

Spesso il paziente non è consapevole di avere dei sintomi potenzialmente letali e sottovaluta il pericolo dovuto all'insorgenza di aritmie pericolose che, se non trattate, portano velocemente alla morte.

La chiamata del 118 è l'arma più potente nelle mani di un soggetto colpito da infarto. Tale unità è composta da personale specializzato in grado di stabilizzare le condizioni del paziente fino all'arrivo in ospedale, dove verrà trasportato in un reparto di unità di cura coronarica (UCC). Queste aree di terapia intensiva consentono l’osservazione clinica continua e un intervento immediato in caso di complicanze.

La terapia consiste nella somministrazione di aspirina e farmaci fibrinolitici e trombolitici, che sciolgono il trombo coronarico ripristinando la portata sagnuigna e riducendo la dimensione dell'infarto.

La terapia a lungo termine dipende dalle complicanze residue.

I pazienti colpiti da infarto che mantengono una buona funzionalità del muscolo cardiaco possono riprendere a condurre una vita normale, senza particolari limitazioni.

Dovranno però seguire scrupolosamente le regole per limitare i fattori di rischio cardiovascolare.

Nei casi più gravi occorrerà una terapia farmacologica preventiva a base di aspirina e betabloccanti.

In casi estremi, quando le funzionalità del cuore sono compromesse, è necessario il trapianto.

 

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