Il chitosano

Il chitosano è un polisaccaride composto da D-glucosamina e N-acetil-D-glucosamina.

Deriva dalla deacetilazione della chitina, una sostanza che si trova nell'esoscheletro di crostacei (gamberi, granchi, ecc..) e conferisce loro resistenza.

Il nome di questa sostanza può essere a molti sconosciuto, in realtà è famoso perché è alla base di molti integratori alimentari tanto pubblicizzati attualmente.

La sua caratteristica principale sarebbe quella di legare oltre il 30% dei grassi in maniera selettiva.

Inoltre sembrerebbe ridurre i livelli di colesterolo e la glicemia.

Nello stomaco, a causa del pH acido, si legherebbe ai grassi introdotti con il pasto e, gelificandosi, li intrappolerebbe formando una sorta di palla (la micella) con i grassi all'interno. In questo modo i grassi non sarebbero idrolizzati dagli enzimi del pancreas e non verrebbero quindi assorbiti, ma escreti con le feci.

Alcuni prodotti che possiamo trovare in commercio, sia al supermercato che in farmacia che in erboristeria, sono per esempio: Chitosano 800, Kalo, Kilokal, Pesoforma, ecc.

Nonostante nelle pubblicità di questi prodotti venga detto che alla base dei risultati ci sono degli studi clinici effettuati su persone volontarie, in realtà non è proprio così.

Uno studio per essere efficace deve essere condotto secondo un metodo accurato e controllato, preferibilmente in doppio cieco: in sostanza si prendono due gruppi di pazienti di un numero statisticamente significativo e si somministra a un gruppo la sostanza in studio e a un altro un placebo. Se né i pazienti, né i medici sanno a chi è stato dato che cosa, si ha uno studio in doppio cieco, questo per garantire che nessuno si faccia condizionare e suggestionare dalle previsioni del risultato.

 

 

Gli studi scientifici sul chitosano

I maggiori studi in merito sono stati fatti in America, dove il problema obesità e sovrappeso è particolarmente sentito.

Già nel 1999 l'European Journal of Clinic Nutrition documentava che il chitosano non provocava alcun calo ponderale o di colesterolo.

Alla stessa conclusione era giunto anche un altro studio (Methods and Findings in Experimental and Clinical Pharmacology 21(5):357-361,1999), effettuato su 51 donne obese, seguite per 8 settimane. Alla fine, le donne non avevano subito variazioni di peso dopo l'assunzione del chitosano.

Più recentemente, alla University of California, il dott. Judy Stern e i suoi collaboratori hanno effettuato uno studio proprio sul chitosano per verificare se effettivamente questa sostanza provocava i tanto sospirati risultati.

Hanno preso 7 uomini e li hanno sottoposti ad una dieta iperlipidica (ricca di grassi, circa 120 grammi al giorno) associata all'assunzione del chitosano. Per 4 giorni hanno confrontato la quantità di grasso contenuta nelle loro feci prima e dopo l'assunzione del chitosano e son giunti alla conclusione che il chitosano non blocca l'assorbimento dei grassi e quindi non servirebbe a nulla per dimagrire.

Un'indagine simile era stata condotta anche dal dott. M.H.Pittler e i suoi collaboratori: eran stati presi 38 soggetti obesi e per 28 giorni era stato somministrato loro un placebo o un integratore a base di chitosano. Anche qui stesso risultato: nessuna perdita di peso dei soggetti in studio. L'Istituto Nazionale di Ricerca per Alimenti (INRAN) ha confermato, riguardo al chitosano, che usato come integratore può determinare una perdita di peso solo se associato ad una dieta ipocalorica e all'attività fisica. .. Sinceramente non capisco questa presa di posizione molto soft... Che è semplicemente un modo un po' ambiguo per dire che il chitosano non serve a nulla!

Anche alcuni professori dell’Università Federico II di Napoli, durante un recente corso di aggiornamento per farmacisti, hanno illustrato che il chitosano provoca solamente un rallentamento temporale dell'assorbimento dei grassi.

Il chitosano e la diet industry

Tutti questi studi che dimostrano la non efficacia del chitosano hanno suscitato reazioni nei confronti delle aziende che commercializzano questi integratori alimentari (la cosiddetta diet industry), accusate di dare informazioni ingannevoli al pubblico.

Nel 2000, i venditori della Informa Natural Producs Inc, sono stati multati per circa 10 milioni di euro, perché colpevoli di pubblicità ingannevole sulle proprietà del chitosano.

Controindicazioni del chitosano

Chitosano

Il chitosano non è innocuo al 100%, è infatti sconsigliato a:

  • coloro che presentano allergie nei confronti dei crostacei (è un loro derivato);
  • alle donne in gravidanza e allattamento;
  • ai bambini sotto i 12 anni;
  • alle persone che soffrono di ipertensione arteriosa e malattie cardiache.

Quest'ultima controindicazione è molto importante da sottolineare perché questi prodotti in vendita contengono la sinefrina, una sostanza contenuta nel Citrus Anarantium, che altro non è che un’arancia amara (zishi) originaria dell'India. La sinefrina è un'amina simpaticomimetica che provoca reazioni simili a quelle regolate dal sistema nervoso simpatico, cioè effetti stimolanti, eccitanti e contraenti. Ha un effetto sinergico con la caffeina, la tiroxina, la teina ed è molto simile all'efedrina, sostanza bandita nel 2004 dalla FDA (Food And Drug Administration) per rischi correlati ad abusi e all'uso illegale per sintetizzare metamfetamina.

La sinefrina causa rialzo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, per questo motivo è controindicata nei cardiopatici e negli ipertesi. In conclusione, non esistono prodotti miracolosi per la perdita di peso come abbiamo già verificato in un sondaggio condotto nel lontano 2003. Il miglior metodo rimane una dieta equilibrata accompagnata da una regolare attività fisica.

Altri utilizzi del chitosano

Il chitosano può essere usato in disparati campi, per le sue caratteristiche di biocompatibilità, biodegradabilità, non tossicità, prevenzione delle infezioni e accelerante nella guarigione di ferite.

Ecco gli altri utilizzi di questa sostanza.

Purificare l'acqua dai metalli pesanti. Purificare le acque contenenti proteine derivanti dalla lavorazione di frutta, carne, pesce e latte. Usato per rendere la carta resistente agli strappi, all'abrasione, all'umidità e, grazie alle sue proprietà antibatteriche, rende la carta adatta per gli imballaggi dei cibi. Usato per la produzione di bende, fili da sutura, pelli sintetiche (non causa allergie). Usato in creme cosmetiche al posto dell'acido ialuronico. Efficacia nel trattamento delle ferite, accelerando notevolmente i processi di guarigione. Pretrattando il cotone con chitosano, il processo di tintura risulta più efficace e presenta meno difetti Il chitosano migliora la tingibilità e la solidità della lana e aumenta l'effetto anti-infeltrente.

 

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