Come un alimento diventa DOP o IGP

Per conseguire una DOP o IGP o SGT i produttori devono associarsi con un atto pubblico, nel quale tra gli scopi sociali deve essere presente la volontà di registrazione del prodotto. L'associazione deve allora predisporre uno specifico disciplinare di produzione comprendente il nome del prodotto o alimento, il logo, la descrizione (materie prime, principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche, organolettiche), la delimitazione dell'area geografica, gli elementi comprovanti la provenienza del prodotto dall'area geografica individuata, gli elementi che giustificano il collegamento con l'ambiente geografico, la descrizione del metodo di ottenimento, i riferimenti sulle misure di controllo, gli elementi specifici dell'etichettatura.

La domanda deve essere quindi presentata in bollo al Mipaf, (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) che entro 30 giorni accerta l'idoneità del soggetto richiedente e controlla che il materiale pervenuto sia esaustivo e completo. A questo punto il Mipaf concorda una riunione con l'associazione richiedente, la Regione e la Camera di Commercio per verificare la rispondenza del disciplinare proposto agli usi locali e costanti previsti dal Reg. CE 2081/92 (per Dop e Igp) e dal Reg. CE 2082/92 (per Stg). Durante questa riunione, se la verifica ha esito positivo, viene preparata la domanda di registrazione corredata della necessaria documentazione, da inviare alla Commissione Europea.

La Commissione Europea procede allora ad un esame formale della richiesta e, nel caso in cui le sue conclusioni siano positive, pubblica sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee gli elementi essenziali della domanda.

La pubblicazione vale quale notifica della domanda per gli interessati all'accettazione o al rifiuto della stessa. Entro sei mesi dalla data di tale pubblicazione, e qualora non fossero state presentate opposizioni, la denominazione o la indicazione viene iscritta in un registro e l'iscrizione viene notificata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 

I Loghi

Loghi DOP IGP

Con il Regolamento della Commissione europea n. 1726/98 la UE ha adottato un nuovo logo comunitario per identificare i prodotti agricoli ed alimentari i cui nomi sono stati registrati con la Denominazione di origine protetta (DOP) o di Indicazione geografica (IGP).

Questi loghi sono stati realizzati in tutte le lingue e la grafica, identica per entrambe le denominazioni (DOP e IGP), si ispira alle dodici stelle che costituiscono il simbolo dell'Unione europea e mantiene i colori giallo e blu propri dell'Europa.

I Controlli

Dopo l'approvazione dei Reg. n. 2081/92 e n. 2082/92 riguardanti il riconoscimento comunitario per le produzioni tutelate, il legislatore italiano è intervenuto in materia di vigilanza, affidando a delle strutture di controllo il compito di garantire che i prodotti certificati rispondano ai requisiti del disciplinare. Attraverso l'emanazione di vari decreti, dal 1998 il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha disposto le modalità con cui devono essere effettuati i controlli da parte dell'Autorità Nazionale competente e le procedure riguardanti l'autorizzazione degli Organismi di controllo privati.

 

In riferimento all'attività di controllo di ciascuna denominazione, la procedura tecnica da seguire, che comprende tutto il segmento produttivo fino all'immissione al consumo, deve prevedere tra l'altro, accertamenti relativi al controllo:

  • dell'origine della materia prima presso le aziende agricole produttrici; - della quantità e della qualità della materia prima;
  • della metodologia di trasformazione della materia prima, rispettosa del legame con il territorio;
  • del rapporto tra quantità di materia prima avviata alla trasformazione e quantità di prodotto trasformato ottenuto, nell'ambito della zona di produzione;
  • della conformità analitica ed organolettica del prodotto ai parametri stabiliti dal disciplinare di produzione;
  • dell'etichettatura.

Le soluzioni individuate dalle diverse produzioni tutelate variano dall'affidamento dell'incarico di controllo a Organismi di certificazione già operanti, senza legami societari diretti con i Consorzi (il Grana Padano ha incaricato il CSQA), alla costituzione di Organismi con distinta natura giuridica ma con una base societaria controllata dai Consorzi, alla costituzione di Organismi con distinta natura giuridica e base societaria rigidamente interprofessionale (come nel caso del prosciutto di Parma e San Daniele).

 

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