Ultrasuoni in terapia riabilitativa

La terapia con ultrasuoni viene utilizzata in ambito riabilitativo per curare un gran numero di patologie che colpiscono il tessuto muscolare e tendineo. Nonostante questa tecnica sia ampiamente utilizzata in tutto il mondo, i meccanismi d'azione non sono noti con certezza e i suoi potenziali benefici risultano controversi.

Cenni di fisica

Gli ultrasuoni sono delle onde di tipo meccanico, come i suoni. Sono detti ultrasuoni proprio perché hanno frequenze superiori a quelle del suono e, precisamente, superiori a 20.000 Hertz. Oltre questa soglia di frequenza, il nostro orecchio non è in grado di sentire, mentre alcuni animali sono in grado di farlo e utilizzano gli ultrasuoni per comunicare fra loro (cani, delfini) o addirittura per localizzare gli oggetti (pipistrelli).

Gli ultrasuoni hanno una velocità di propagazione che dipende dal mezzo in cui essa avviene: essa è molto buona nei solidi; intermedia nei liquidi; scarsa nell'aria.

Meccanismo d'azione

Come accennato in precedenza, diverse ipotesi sono state addotte per spiegare il meccanismo d'azione degli ultrasuoni in ambito riabilitativo, ma nessuna è stata dimostrata con studi scientifici conclusivi.

È probabile che il funzionamento di questa tecnica sia dovuta a due effetti principali, che sono elencati qui di seguito.

  1. Effetto termico: il passaggio degli ultrasuoni attraverso i tessuti dell'organismo ne provoca la vibrazione, in particolare dei tessuti che contengono tanto collagene, come tendini e legamenti. Questa vibrazione produce nei tessuti un riscaldamento, di solito non fastidioso per il paziente (anzi, molti pazienti ritengano che le sedute di ultrasuoni siano rilassanti). L'aumento della temperatura sarebbe in grado di aumentare la flessibilità di tendini, legamenti e tessuti cicatriziali e anche di ridurre lo spasmo muscolare e il conseguente dolore.
  2. Regolazione dell'infiammazione e stimolo ripartivo (effetto non termico): attraverso un meccanismo detto cavitazione, gli ultrasuoni formerebbero delle bolle microscopiche in grado di stimolare le membrane delle cellule. Sarebbero inoltre in grado di richiamare delle particolari cellule infiammatorie e aumentare il flusso sanguigno. Alcuni sostengono che gli ultrasuoni siano addirittura capaci di stimolare le formazione di nuove fibre di collagene.

 

Strumentazione e procedura d'applicazione

L'attrezzatura per la terapia con ultrasuoni consiste in un generatore, collegato ad un dispositivo detto trasduttore o applicatore (un piccolo oggetto in plastica, di forma e dimensioni simili a un mouse di computer), che viene posto in contatto con la cute del paziente. Prima di iniziare ad erogare gli ultrasuoni, sulla cute che verrà in contatto con l'applicatore, viene sempre applicato un gel trasparente al fine di ridurre l'attrito e per favorire la propagazione degli ultrasuoni (l'obiettivo è quello di ridurre la quantità d'aria presente tra cute e apparecchio poiché, come detto prima, gli ultrasuoni si diffondono male nell'aria). I macchinari più utilizzati utilizzano frequenze tra 700.000 e 3.300.000 Hertz.

Gli ultrasuoni hanno una capacità d'azione che è massima nei tessuti che si trovano tra 2 e 5 cm sotto la cute e decresce man mano che si va più in profondità.

Ogni seduta dura 3-5 minuti, durante i quali l'applicatore viene tenuto a contatto con la cute.

La cadenza delle sedute è variabile: nella fase più acuta si possono fare anche 1-2 sedute al giorno; nella fase cronica le sedute sono più distanziate (circa 1 seduta a settimana). Si consiglia comunque di non eseguire la terapia con ultrasuoni nelle fasi immediatamente successive ad un infortunio, perché essi possono interferire col meccanismo infiammatorio iniziale e favorire la formazione di ematomi.

Ultrasuoni

Indicazioni cliniche

Gli ultrasuoni sono utilizzati in diverse patologie ortopediche a carico dei tessuti molli, tra cui:

Controindicazioni

Anche se gli ultrasuoni sono considerati una tecnica sostanzialmente scevra di complicanze gravi, vi sono numerose controindicazioni, dovute più che altro all'atteggiamento prudente da parte del personale sanitario, derivante dal fatto che vi sono pochi studi scientifici sulla loro sicurezza:

  • tumori (per il rischio assai remoto che gli ultrasuoni, aumentando la vascolarizzazione localmente, possano favorire la diffusione di cellule tumorali);
  • infezioni acute;
  • condizioni di rischio emorragico o di trombosi;
  • tessuti ischemici;
  • fratture;
  • gravidanza.

Efficacia clinica degli ultrasuoni

 

Nonostante gli ultrasuoni siano utilizzati da circa 60 anni, l'efficacia nel trattamento delle patologie muscolari, legamentose e tendinee rimane controversa all'interno della comunità medico-scientifica.

Nel 2001, una metanalisi comparativa ha analizzato gli studi principali (quelli effettuati con maggiore rigore scientifico) riguardanti l'efficacia degli ultrasuoni, concludendo che la maggior parte di essi non dimostrava benefici sostanziali. Parte della diffidenza della comunità scientifica nei confronti di questa tecnica può essere attribuita al fatto che i dosaggi e i macchinari utilizzati per l'erogazione degli ultrasuoni sono assai differenti, così come sono eterogenee le patologie trattate; tutto ciò rende assai difficile la comprensione e la comparazione dei risultati dei vari studi.

A dispetto di ciò, sono comunque molti i medici e i fisioterapisti che, sulla base della loro esperienza e delle loro casistiche, utilizzano gli ultrasuoni in campo riabilitativo, riportando risultati, a loro dire, soddisfacenti.

A complicare ulteriormente l'assunto, a proposito dell'efficacia degli ultrasuoni, va tenuto in conto che molti di coloro che li propongo come terapia, sono soliti associarli ad altre tecniche fisiche come massaggi e stretching, rendendo assai difficile discernere quale sia il beneficio derivante da una specifica tecnica.

 

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