La corsa: se la conosci, non ti uccide

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Come dici tu in un'altra e mail sono caduto nel trappolone del running! ho preso un infiammazione al tendine rotuleo (mi sembra che cosi si chiami) e, purtroppo, ho continuato a correrci sopra fino a che ho potuto, ma poi ho dovuto smettere per il troppo dolore. A dirti la verità cio' mi è parso un po' strano, perchè ci sono runners che corrono le ultramaratone di oltre 100 km e non ne risentono minimamente.... Come se avessero le ginocchia di ferro!!! Non so se mi rimettero' a correre perchè a quanto pare, l'infiammazione potrebbe anche recidivare.

Il tuo è un caso molto comune, purtroppo. La corsa è un'attività molto traumatica e per questo l'infortunio è sempre dietro l'angolo. Ovviamente se ben praticata la corsa può essere adottata come unico sport, a patto di non cadere nel "trappolone del running" di cui sopra. In sostanza, la corsa è un'attività non a rischio se chi la pratica:

  1. è in peso forma sportivo (IMC minore o uguale a 22);
  2. ha le articolazioni sane (non logorate dall'età o da altri fattori traumatici);
  3. si limita a 3 uscite settimanali;
  4. limita la durata delle uscite a 1 ora;
  5. ha un fisico portato per la corsa.

Metti insieme questi punti e scopri che la corsa è adatta solo a un numero ristrettissimo di persone. Già il punto 1 è durissimo da rispettare, in genere chi inizia a correre lo fa per dimagrire (quindi non rispetta il punto 1). Dopo qualche centinaio di km le articolazioni cedono sotto l'eccessivo peso.

Il punto 2 è valido per i giovani, un adulto sedentario che inizia a correre è probabile che abbia già dei problemi cronici che la corsa non farà altro che amplificare.

 

 

Il punto 3 è ok per chi vive lo sport in modo distaccato, non di certo per un appassionato, che tenderà a voler correre più spesso e sempre più forte (finché non si rompe). Questo è anche dovuto all'essenza stessa della corsa: uno sport noioso e ripetitivo, privo di ogni componente tecnica o ludica che diventa interessante solo quando si prende un cronometro in mano, alla ricerca continua del record personale (e ci si rompe).

Il punto 4 è simile al punto 3: chi corre solo per stare in forma, senza particolari coinvolgimenti, lo rispetta facilmente, ma moltissimi si esaltano e vogliono correre sempre più km, puntando alla "mitica" maratona. E si rompono.

Il punto 5 ti spiega il perché ci sono runner che corrono migliaia di km l'anno senza rompersi: non siamo tutti uguali. Guarda gli atleti di vertice: ci sono quelli che non subiscono mai infortuni, e quelli che sono sempre rotti. Noi mortali siamo uguali, alcuni sono forti, altri deboli, alcuni hanno articolazioni di ferro, altri di burro: solo che per noi l'infortunio è SEMPRE una cosa negativa, per un professionista fa parte delle regole del gioco. L'infortunio abbassa la qualità della nostra vita per un certo periodo di tempo, quindi è stupido ritenere che sia "normale". NOI NON SIAMO PROFESSIONISTI: comportarsi come tali è sciocco.

Lo scopo dello sport è quello di divertirsi, pregustare la mangiatona dopo l'allenamento, guardarsi allo specchio e vedere quanto è bello il nostro quadricipite o il nostro deltoide, e anche (non solo) vedere che andiamo più forte di un mese fa.

Detto questo, abbandonare la corsa secondo me è sbagliato. Ti sei fatto male perché hai esagerato: ora guarisci e torna a correre, gradualmente, una o due volte la settimana al massimo, scopri quanto e come correre per non farti male e mantieniti allenato. La corsa ha dei vantaggi enormi che è un vero peccato perdere. Dovunque sei, a prescindere dalle condizioni atmosferiche, ti infili le scarpe e parti. Questa comodità te la dà solo la corsa. In un'ora, nessun altro sport ti fa consumare le calorie che consumi correndo. Solo la corsa ti fa conoscere la fatica vera, quella tosta, quella che ti allena veramente alla sopportazione della fatica.

 

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