Ciclismo: PRO e CONTRO

Il ciclismo è uno sport molto bello e interessante da molti punti di vista, ma che presenta diversi "contro" da tenere in seria considerazione.

Il principale contro del ciclismo è la pericolosità, spesso sottovalutata, di questo sport. Non tutti sanno, infatti, che ogni giorno muore un ciclista sulle strade italiane. La pericolosità del ciclismo è data soprattutto dal fatto che viene praticato sulle strade aperte al traffico su un mezzo che garantisce ben poca sicurezza e senza alcun tipo di protezione, a parte il casco.

I PRO del ciclismo

I vantaggi del ciclismo rispetto al nuoto e alla corsa sono diversi. Dal punto di vista muscolare, il ciclismo è più efficace della corsa poiché l'impegno di forza è mediamente più elevato e può raggiungere picchi submassimali. Non a caso i quadricipiti dei ciclisti sono sempre ben sviluppati, contrariamente a quelli di molti runner.

La parte "fun" del ciclismo è senz'altro maggiore rispetto alla corsa e anche rispetto al nuoto: non a caso il ciclista, anche con propensione all'agonismo, raramente si allena in modo specifico in pista con ripetute e altri allenamenti "scientifici", ma preferisce fare percorsi anche molto impegnativi, ma senza guardare troppo al cronometro o al cardiofrequenzimetro.

Il ciclismo è lo sport in cui il contatto con la natura e la fatica trovano il giusto equilibrio.

La componente fun del ciclismo aumenta ulteriormente nella mountain bike, dove il contatto con la natura selvaggia e la componente tecnica che occorre per dominare i sentieri sterrati rendono il tutto ancor più affascinante e divertente.

 

I CONTRO del ciclismo

Ciclismo - Pro e contro

Abbiamo già parlato della pericolosità del ciclismo, intesa come probabilità di incidenti e cadute rovinose. Qualunque caduta in bici provoca danni, visto che se va bene come minimo ci si provoca delle escoriazioni, spesso estese e profonde. Per limitare al minimo la probabilità di incidente si può agire su due livelli:

  • limitare i km percorsi;
  • non tirare mai in discesa;
  • limitare la partecipazione alle competizioni.

Tutti i fattori (tranne forse l'ultimo) faranno storcere il naso ai ciclisti... Ma tant'è, se vogliamo veramente ridurre il rischio, dobbiamo ridurre i km percorsi. Infatti la probabilità di incidente, è ovvio, aumenta con i km percorsi, in parole povere più stiamo in sella e più probabilità abbiamo di incappare in un incidente.

Il secondo fattore è importantissimo: la stragrande maggioranza delle cadute avviene in discesa, quando si cerca il limite. A meno che non lottiate per vincere qualche gara importante (dunque siete dei professionisti o quasi) oppure non penso che valga la pena di guadagnare 1 minuto in discesa in una gara di 4 ore, rischiando la pelle!

 

La partecipazione alle competizioni aumenta il rischio perché stare in grandi gruppi di ciclisti in lotta per la posizione è una situazione potenzialmente pericolosa: anche qui maggiore è la partecipazione, maggiore la probabilità di incappare in cadute.

La soluzione? Praticare altri sport oltre al ciclismo! Un triatleta, anche allenandosi 6 volte la settimana, difficilmente supera i 3000 km all'anno, mentre un ciclista assiduo può superare i 10000 km l'anno. Inoltre, un triatleta non partecipa se non sporadicamente alle gare ciclistiche.

La prudenza è ancora più importante nella mountain bike, dove l'assenza di protezioni rende ogni caduta una probabile causa di fratture: i biker amanti del fuoristrada, dunque, dovrebbero sempre praticare i percorsi a velocità di sicurezza, non cercare mai il limite, ed eventualmente utilizzare protezioni per gli arti superiori e inferiori qualora il rischio di cadute non sia minimale.

Gli altri fattori negativi nel ciclismo sono strettamente legati a quelli positivi.

Come nella corsa, la parte superiore del corpo non è allenata a sufficienza, salvo nella mountain bike dove per guidare la bici in discesa occorrono muscoli più sviluppati, anche se molto meno rispetto a ciò che il nuoto può offrire.

Il fatto che il peso corporeo sia sostenuto dal mezzo meccanico e la tecnologia di quest'ultimo rendono la pratica del ciclismo a bassa velocità ben poco allenante, per non parlare del fatto che in piano un sovrappeso anche grave non influenza più di tanto la prestazione: non è raro vedere ciclisti non più giovani in imbarazzante sovrappeso. Il ciclismo, cioè, non stimola sufficientemente il soggetto alla cura dell'alimentazione.

Non è raro nemmeno vedere mountain biker che amano solo i tratti in discesa, tra l'altro molto pericolosi se ci cerca il limite, e disdegnano i tratti in salita percorsi a passo di lumaca.

Il ciclismo, inoltre, va praticato per un tempo almeno doppio rispetto alla corsa e al nuoto, perché nei tratti in piano l'intensità non raggiunge mai (a meno di non avere una forza di volontà non comune) quella di una corsa di buona andatura, solo in salita si raggiungono intensità paragonabili alla corsa. Non sempre chi lavora e ha una famiglia a cui dedicare del tempo può avere 10 ore la settimana da dedicare alla bicicletta. D'altronde, una pratica meno frequente rischia di diventare poco allenante, perdendo i benefici per la salute.

Se a questo aggiungiamo il fatto che il ciclismo necessita della bella stagione per essere praticato per molte ore e più volte la settimana, possiamo concludere che per rimanere in forma tutto l'anno e a lungo termine il ciclismo non basta, ma va integrato con la corsa e/o il nuoto, oppure con attività da svolgere in palestra (spinning, ciclismo sui rulli), meglio se abbinate ad attività di potenziamento della parte superiore del corpo, che altrimenti rimane debole.

 

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