Eritrofobia

Con il termine eritrofobia (o ereutofobia) si intende la paura di arrossire in pubblico.

Il termine deriva dal greco, dove erithros e fobia significano rispettivamente rosso e paura.

Patogenesi

Innanzitutto c'è da dire che arrossire in volto può essere un fenomeno del tutto normale. Dopo uno sforzo fisico, quando si entra in un luogo caldo, è normale diventare rossi in volto a causa della vasodilatazione dei vasi cutanei che permettono quindi un iperafflusso di sangue in questo distretto corporeo, che diventa così caldo.

Questa vasodilatazione è dovuta all’attivazione del sistema nervoso simpatico, che, insieme al parasimpatico, governano e regolano le funzioni autonome del nostro corpo, cioè quelle non sottoposte alla nostra volontà.

Oltre al rossore e al calore avvertito, il soggetto avverte anche tachicardia, suda parecchio in zone come le ascelle, le mani e la fronte e ha la sensazione della bocca asciutta, per un blocco della salivazione.

Manifestazioni

L'eritrofobia si manifesta come un arrossamento improvviso del volto e del collo, con aumento della temperatura, della frequenza cardiaca e della sudorazione.

Come già detto in precedenza, arrossire per lo sforzo fisico o per il calore è una reazione normale di vasodilatazione dei vasi sanguigni cutanei.

A volte però si può arrossire anche per delle situazioni che creano imbarazzo. Quando questa reazione diventa importante e molto frequente nell'arco della giornata, ecco che nasce il problema dell'eritrofobia.

Nella società, infatti, colui che spesso arrossisce e abbassa lo sguardo viene visto come una persona debole di carattere, timida, insicura e priva di autocontrollo.

Il soggetto in questione quindi si sente spesso inadeguato, impacciato e perciò giudicato dagli altri e questa situazione gli crea ansia e angoscia. Ecco che su questi requisiti può nascere la fobia: ovvero la paura di diventare rossi, in diverse situazioni e quindi di apparire insicuri e di essere sottovalutati.

 

 

Eritrofobia

Le manifestazioni dell'eritrofobia compaiono soprattutto quando il soggetto è esposto al pubblico, al centro dell'attenzione proprio perché si sente inadeguato e percepisce quindi il timore di arrossire facendo così una ''brutta figura''.

Ecco allora che l'eritrofobico cerca di arginare il problema non esponendosi: distoglie lo sguardo dall'interlocutore, evita di prendere posizioni anche nelle discussioni, cerca di evitare le conversazioni dirette preferendo quelle telefoniche.

Inoltre, spesso gli eritrofobici mettono in atto comportamenti che mirano a distogliere l'attenzione dell'interlocutore dal suo viso: giocherellare con i capelli o con oggetti presenti nell'ambiente intorno, gesticolare molto, nascondersi dietro un fazzoletto con la scusa di soffiarsi il naso, indossare occhiali da sole anche senza necessità.

Per quanto riguarda le donne, alcune tendono ad abbondare con il fondotinta per cercare di coprire gli arrossamenti del volto, mentre gli uomini possono farsi crescere la barba per nascondere il rossore. Chi può ricorre all'uso di lampade abbronzanti o si abbronza direttamente sotto il primo sole estivo.

Questo disturbo può avere delle serie ripercussioni anche in ambito lavorativo e sociale. Il soggetto infatti tende ad evitare i lavori e le mansioni che potrebbero esporlo a un contatto con il pubblico e a sottovalutare le sue potenzialità, con pesanti conseguenze lavorative ed economiche.

Subentra quindi nel soggetto un senso di frustrazione e fallimento perché non si sente all'altezza delle situazioni e per i condizionamenti lavorativi e non solo che questo problema gli procura.

Nei casi più gravi i soggetti si isolano completamente, escono pochissimo, evitano di instaurare rapporti con altre persone e questo può portarli ad una condizione di forte solitudine e depressione che può anche sfociare in atti anticonservativi (suicidio).

Terapia

La terapia per l'eritrofobia può prevedere anche l'uso di farmaci, ma principalmente si inizia ad affrontare il problema con l'aiuto della psicoterapia.

Il soggetto infatti deve cercare di migliorare la propria autostima e la fiducia nei propri mezzi, deve affrontare la società e le altre persone e non isolarsi.

Per ciò esistono tecniche di rilassamento (yoga, training autogeno e molte altre) ma anche terapie cognitivo-comportamentali.

C'è da sottolineare tuttavia che con questo tipo di terapie non si risolve la comparsa del rossore al viso, perché questo dipende dall'attivazione del sistema simpatico, ma si aiuta il paziente a convivere con questo problema e ad affrontare le situazioni di tutti i giorni con sicurezza e serenità.

Per quanto invece riguarda la terapia farmacologica, si fa uso principalmente di farmaci antidepressivi e benzodiazepine per eliminare lo stato d'ansia che accompagna questi soggetti. Bisogna tuttavia fare molta attenzione ad usare questi farmaci per il rischio di abuso e dipendenza che possono provocare.

Come ultimo strumento terapeutico c'è la chirurgia, la simpatectomia.

Si ricorre all'interevento raramente, nei casi in cui non si nota nessun miglioramento con le altre terapie e il problema risulta molto invalidante per il soggetto affetto. Risolve quasi l'85% dei casi, è un intervento collaudato e considerato sicuro, le cui complicanze sono rare. Nei casi resistenti all’intervento si registra comunque un miglioramento della sintomatologia e quindi un miglioramento della vita.

 

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