Il lipidi alimentari necessitano di un processo di digestione costituito da due fasi: una di natura fisica e l'altra di natura chimica.
I fattori fisici si rendono necessari in quanto i grassi sono insolubili in acqua e quindi non si possono sciogliere nel succo intestinale per essere attaccati dagli enzimi.
I lipidi vengono ridotti a particelle di dimensioni comprese tra 0.5 e 1 micrometro (1/1000 di millimetro) grazie alle proprietà tensioattive dei sali biliari prodotti dal fegato, che formano una emulsione con i lipidi alimentari.
A questo punto i lipidi possono essere attaccati dai tre enzimi pancreatici, che realizzano l'idrolisi, la fase chimica della digestione.
L'enzima più importante è la lipasi pancreatica, che scinde i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi liberi.
A questo punto gli acidi grassi a catena lunga (con più di 12 atomi di carbonio) possono essere assorbiti per semplice diffusione, trasformati nuovamente in trigliceridi e portati ai tessuti per mezzo delle lipoproteine. Prima di essere ceduti ai tessuti, vengono nuovamente scissi in acidi grassi liberi da un enzima (la lipasi lipoproteica) presente negli endoteli dei capillari. Gli acidi grassi liberi vengono quindi utilizzati per produrre energia.
Tutte queste trasformazioni da trigliceridi a acidi grassi liberi si rendono necessarie a causa del fatto che i grassi sono insolubili in acqua (e quindi nel sangue), e hanno quindi bisogno di un "mezzo di trasporto", costituito da molecole proteiche come le lipoproteine.
Gli acidi grassi liberi a catena corta e media, invece, vengono direttamente trasportati al fegato per mezzo delle albumine e quindi la loro digestione risulta molto più veloce, comparabile a quella dei carboidrati.
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