La cicerchia è un legume ormai dimenticato, coltivato solamente in alcune zone dell'Italia centrale in quantità ridotta. È una pianta annuale, Lathyrus sativus, che assomiglia alla veccia e contiene nei suoi bacelli dei semi poco più grandi dei piselli ma più schiacciati. Durante il rinascimento la cicerchia era molto diffusa e faceva parte anche della dieta dei ricchi, visto che viene citata anche in importanti testi gastronomici.
Le cicerchie si trovano secche, e vanno sottoposte a un lungo ammollo prima di cuocerle, oppure precotte in vasetti di vetro.
L'acqua di ammollo va eliminata poiché contiene una sostanza tossica resistente alla cottura (la beta-N-ossalilammino-L-alanina) che può dare problemi al sistema nervoso e può portare alla paralisi degli arti inferiori in quanto interferisce con i recettori neuronici per l’acido glutammico, causando la degenerazione del sistema nervoso.
Solo alla fine dell'Ottocento si riuscì, grazie ad alcuni medici napoletani, a collegare i casi di paralisi abbastanza frequenti tra i contadini abruzzesi, con il consumo eccessivo di cicerchie. La patologia venne chiamata latirismo da lathyrus, nome latino della cicerchia.
Il latirismo scomparve dai testi di medicina dopo la seconda guerra mondiale perché la cicerchia venne completamente abbandonata.
Solo negli ultimi anni vi è una riscoperta di questo legume, si spera che questo fenomeno non porti a casi di intossicazione, tuttavia molto improbabili se il consumo è saltuario.
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