Psicofarmaci

Gli psicofarmaci sono un vasto insieme di classi farmacologiche utilizzate per il trattamento dei disordini mentali.

In generale, la loro azione si esplica tramite l'interazione e il riequilibrio di alcune sostanze chimiche presenti nel cervello, dette "neurotrasmettitori", con l'obiettivo di attenuare la sintomatologia di alcune patologie.

Farmaci principali

Qui di seguito verranno elencate le principali classi farmacologiche appartenenti alla categoria degli psicofarmaci.

Antipsicotici

Gli antipsicotici furono i primi psicofarmaci scoperti e introdotti nella pratica clinica, alla metà del XX secolo, e il loro meccanismo d'azione si basa sull'inibizione della dopamina.

Sono gli psicofarmaci più "pesanti", usati nelle patologie psichiatriche più gravi e, purtroppo, anche quelli gravati dai maggiori effetti collaterali.

Sono il cardine del trattamento farmacologico nella schizofrenia, ma si utilizzano anche in altre patologia con componente psicotica, come alcune forme di disturbi dell'umore e alcuni casi di demenza.

Gli antipsicotici sono noti anche con il nome di "neurolettici" o "tranquillanti maggiori", a sottolineare il loro pesante effetto sedativo.

Tra i principi attivi più utilizzati, ricordiamo:

  • aloperidolo;
  • cloropromazina;
  • risperidone;
  • clozapina.

Antidepressivi

Gli antidepressivi sono degli psicofarmaci utilizzati soprattutto nei disturbi dell'umore, in particolare nella depressione, ma anche in alcune sindromi ansiose e persino in alcune condizioni patologiche non prettamente psichiatriche (eiaculazione precoce, dolore neuropatico).

 

 

Il loro meccanismo d'azione si basa sull'interazione con i neurotrasmettitori serotonina e noradrenalina.

I più utilizzati sono gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) e gli inibitori del reuptake di serotonina e noradrenalina (SNRI), tra cui:

  • paroxetina;
  • fluoxetina;
  • citalopram;
  • sertralina;
  • venlafaxina;
  • duloxetina.

In passato, prima dell'introduzione degli SSRI, si utilizzavano degli altrianti depressivi, detti triciclici (amitriptilina, imipramina) o gli inibitori delle monoamino-ossidasi (MAO-i).

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Ansiolitici

Gli ansiolitici, o tranquillanti, o ipnotici, sono dei farmaci utilizzati (e molto spesso abusati) per il trattamento sintomatico di insonnia, ansia, convulsioni e difficoltà di rilassamento muscolare.

I farmaci più famosi e più utilizzati di questa categoria sono le benzodiazepine. Esse, in virtù della minor tossicità e degli scarsi effetti collaterali, hanno quasi completamente soppiantato gli ansiolitici più vecchi, come i barbiturici. Tuttavia, a discapito dell'effettiva maneggevolezza, molti (fra i pazienti e, purtroppo, anche alcuni medici) hanno la falsa convinzione che le benzodiazepine siano innocue, prive di effetti avversi, col risultato che esse sono divenute dei farmaci troppo abusati da parte dei pazienti e troppo prescritti dai medici.

Allo stato attuale, si ritiene che siano una delle sostanze farmacologiche, se non la sostanza farmacologica, con il maggior numero di persone dipendenti al mondo; forse, sono ancor più diffuse delle droghe ricreazionali, come cocaina e eroina.

I principi attivi più noti fra le benzodiazepine sono:

  • diazepan (Valium®);
  • lorazepam (Tavor®);
  • delorazepam (En®);
  • alprazolam (Xanax®).

Tra i tranquillanti non benzodiazepinici, ricordiamo i barbiturici (fenobarbital e tiopentale) e gli ipnotici non benzodiapinici (zolpidem e zaleplon).

Farmaci meno diffusi

Qui di seguito verranno elencate delle classi farmacologiche con un iteresse economico e scientifico sicuramente inferiore rispetto alle tre precedenti (antipsicotici, antidepressivi e tranquillanti) ma, comunque, degne di nota, visto l'impatto mediatico e culturale.

Stabilizzatori dell'umore

Gli stabilizzatori dell'umore sono farmaci utilizzati elettivamente nel trattamento del disturbo bipolare, ovvero un disturbo dell'umore caratterizzato dall'alternarsi di fasi di umore depresso (episodi depressivi) e fasi di umore esaltato (episodi maniacali).

Il principio attivo principale è il litio (in particolare, i suoi sali, come il carbonato di litio), il cui meccanismo d'azione è ancora poco noto.

In caso di intolleranza al litio, anche alcuni antiepilettici (come carbamazepina e acido valproico), o alcuni antipsicotici, possono essere utilizzati come stabilizzatori dell'umore.

Stimolanti

Gli stimolanti sono un insieme di sostanze caratterizzate dalla capacità di esaltare o accelerare alcune funzioni del sistema nervoso centrale.

I due principi attivi farmacologici principali appartenenti a questa categoria sono il Ritalin® e l'Adderal®, due derivati anfetaminici. Sono utilizzati nel disordine da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), nel quale, paradossalmente, sembrano in grado di "calmare" i giovani pazienti.

Dopo un'iniziale ritrosia da parte della comunità medico-scientifica, i derivati anfetaminici stanno iniziando ad essere sdoganati e a rappresentare un po' meno un tabù. Rimangono comunque molto pericolosi per i potenziali effetti collaterali e l'alto rischio di provocare dipendenza.

Tra i principi attivi stimolanti, è giusto annoverare anche la caffeina, la quale, pur non essendo propriamente un farmaco, è sicuramente la sostanza con effetti psicotropi più utilizzata al mondo. Accanto all'uso (e all'abuso, anche se spesso in maniera più o meno inconsapevole) a scopo ricreazionale (caffè, , cola, cioccolata), la caffeina è utilizzata sempre più anche a scopo farmacologico (in associazione agli analgesici, per alcune forme di cefalea) o come integratore alimentare/"ricostituente".

Sedativi

I farmaci sedativi sono utilizzati allorché l'agitazione del paziente diventa un problema per sé o per gli altri.

A questa categoria appartengono farmaci già menzionati in precedenza, come gli antipsicotici, i barbiturici e le benzodiazepine.

Oltre a questi, nella pratica clinica si utilizzano molto spesso gli antistaminici, in particolare quelli di prima generazione (idroxizina e clorfenamina), sfruttando la loro capacità di inibire il sistema nervoso centrale (cosa che in realtà rappresenta un loro effetto collaterale).

Cannabis

L'uso della cannabis a fini medici rappresenta un argomento da sempre controverso e quanto mai attuale.

Il principio attivo principale contenuto nelle inflorescenze della cannabis (nota anche col nome di "marijuana") è il tetraidrocannabinolo (THC).

Questa sostanza è in grado di legarsi ai recettori dei cosiddetti "endocannabinoidi", un termine che rimarca come il THC sia una sostanza simile ad altre già presenti fisiologicamente nel nostro organismo. Queste acquisizioni scientifiche sono piuttosto recenti e hanno dato nuova linfa a coloro che si battono per la legalizzazione della cannabis e/o per la possibilità di prescriverla a fini terapeutici.

Tuttavia, benché si scoprano sempre più effetti potenzialmente benefici della cannabis, la ricerca scientifica, in questo campo, è ancora agli albori. Perciò, non va sottovalutato che, così come sono preliminari e incomplete le conoscenze sugli effetti positivi, allo stesso modo si rischia di sottovalutarne i potenziali effetti avversi.

Allo stato attuale, la cannabis è approvata a scopo terapeutico e prescrivibile dai medici solo in una minoranza di nazioni, tra Stati Uniti e Europa, e le indicazioni terapeutiche principali sono:

 

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